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Civico 63, secondo piano

Un racconto di Daniela Baldassarra. Vi proponiamo un estratto

Pubblicato in Narrativa il 02/07/2015 da Daniela Baldassarra
Daniela Baldassarra, autrice e attrice
(…)
Non posso sapere cosa abbia visto lui nei miei occhi in quel momento, so solo che il mio io seduto sulla poltrona, guardava il mio corpo da baldracca cercare le mutande sul pavimento di quella stanza fredda...
“È che mi sembra di essere a letto con una bambina di otto anni”
….è che mi sembra di essere a letto con una bambina di otto anni....
…è che mi sembra di essere a letto con una bambina di otto anni...
A volte, alcune frasi dette senza cura, senza neanche alcuna volontà di ferire forse, si scontrano con la vita, con il destino di altri, e picchiano. Picchiano più forte di un manganello, esplodono dentro di noi più forte di una molotov, riducendoci in mille pezzi, sgretolando in un attimo l'estenuante facciata, l'esasperante ostentata disinvoltura, la dignità costruita.
Uscii da quella casa di cui non ricordo assolutamente nulla, lasciando solo l'ombra del mio sudore su un letto che non rivedrò mai più. Fuori da quelle quattro mura, la mia anima rientrò nel mio corpo spazzatura, e mi accasciai sulle scale. Non andavo via di lì.
Forse, in fondo in fondo, speravo che quell'uomo di merda scendesse giù per le scale, chiedendomi scusa e implorandomi di rientrare, come a riscattarmi dalla schifosa immagine di me in quel momento, ma probabilmente lui era già sotto la doccia a ripulirsi del mio odore, e forse aveva già chiamato i suoi amici “Ragazzi non sapete che fregatura questa! Una che non sa nemmeno scopare! Una troia inutile!”
Questo avevo scelto di diventare agli occhi di quell'uomo… e ai miei occhi.
...E mi ritrovo davvero bambina, seduta come ora, su una rampa di scale fredde, le scale che tanti anni fa erano di una casa che credevo di conoscere,di cui credevo di riconoscere tutti i rumori, le mattonelle rovinate, i segni dei pastelli sui muri....
...e allora, proprio come oggi, un uomo sconosciuto, o quasi, faceva scivolare una mano tra le mie gambe....Gambe di bambina.... Fu il mio primo viaggio all'inferno, l'ho capito un po' di tempo dopo...
...E oggi, dopo tanti anni, il ritorno volontario a quell'inferno, come a voler sfidare un destino che non avevo potuto scegliere, come a voler provare a me stessa che sono diversa da allora, e che questa volta tutto mi sarebbe stato indifferente. Io, oggi, volevo credermi più forte del male.
Tanti anni fa c'era solo tanto silenzio, solo qualche gemito di quell'uomo che condivideva il letto con mia madre e i suoi pruriti perversi con me, ma nient'altro....solo silenzio.....Sssstttt! E' un segreto questo, altrimenti tutti diranno che sei cattiva e nessuno ti vorrà più bene.
E io stavo zitta, e passavo momenti infiniti a lavarmi le mani, a strofinarmi col sapone le mie coscette bianche, per ripulirmi della mia silenziosa vergogna. E anche della paura. Già...la paura...ma chi diavolo è questa paura? Che faccia ha? Da piccola non sapevo riconoscerla ma la sentivo...la sentivo insinuarsi velenosa sotto le mie carni...e ormai è parte di me, parte del mio essere maledetta. E non è sfidabile, ha sempre e comunque la vittoria in tasca: più cerco di evitarla e più mi attanaglia, più mi nascondo da lei e più riesce a fermarmi il sangue.
(…)


dal racconto “Civico 63, secondo piano”

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