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Legge di stabilità, il taglio dei contributi ai patronati danneggia i cittadini deboli

I parlamentari pugliesi, tutti insieme, chiedano di eliminare la norma

Pubblicato in Lavoro e Diritti il 13/11/2014 da Antonio Pinto
L’art. 26 comma 10 del disegno di legge di stabilità dispone un taglio dei contributi in favore dei Patronati, di 150 milioni di euro dal 2015, ed un ulteriore riduzione di altri 150 milioni nel 2016.
Il fondo attuale ammonta circa a 430 milioni di euro, derivanti interamente dal contributo dello 0,226%, sui salari dei lavoratori dipendenti che vi aderiscono.
Già il primo taglio previsto, di 150 milioni di euro e la riduzione dell'aliquota di prelievo dei contributi previdenziali obbligatori, porterà quasi sicuramente alla chiusura di diversi istituti che offrono tutela e servizi, ai cittadini, in forma gratuita, da diversi anni.
I fondi dei patronati si distribuiscono in base all'attività effettivamente svolta da ciascuno (nel 2013 hanno gestito gratuitamente più di 15 milioni di richieste da parte dei cittadini). Sbrigano molti servizi che in altri Paesi vengono offerti a pagamento. I servizi hanno ad oggetto l’assistenza per richieste di prestazioni previdenziali, pratiche inerenti la tutela della salute, specie sui posti di lavoro, assistenza agli italiani residenti all’estero ed agli immigrati in Italia. Consentono la telematizzazione del disbrigo di pratiche amministrative: infatti sono i patronati che curano il 90% delle pratiche Inps trattate per via telematica, cosa che per tanti anziani sarebbe praticamente impossibile o dispendiosa.
Inoltre, si tratterebbe di un falso risparmio perché la PA (in particolare INPS, INAIL e Ministero degli Interni) si troverebbero con un aggravio di lavoro e costi, superiori al risparmio previsto.
Peraltro, si pongono anche serie questioni di legittimità sui tagli introdotti, poichè il Fondo Patronati, da cui traggono risorse, non viene alimentato da soldi pubblici, bensì da una ritenuta d’acconto sui contributi previdenziali dei lavoratori che vi aderiscono. In caso di uso diverso di tali somme, si porrebbero vizi di legittimità, soggetti a eventuali ricorsi di natura giudiziaria”.
Pertanto, Confconsumatori, insieme a tante altre Associazioni dei consumatori, chiede che tutti parlamentari pugliesi vogliano, insieme, proporre un emendamento che elimini il comma 10 dell’art. 26 comma, del Disegno della Legge di Stabilità.