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Truffa olio: perché Confconsumatori si costituirà parte civile

Pubblicato in Giustizia e Legalità il 28/07/2014 da Antonio Pinto
Lo vendevano come olio d’oliva 100% italiano e per giunta biologico: in realtà si trattava di olio di provenienza comunitaria, taroccato per renderlo appetibile sul mercato. Dalle indagini è emerso che l’olio sequestrato (ben 400 tonnellate) era miscelato con grassi contenenti fondami e impurezze, imputabili al circuito della raccolta degli oli esausti della ristorazione.
Confconsumatori si costituirà parte civile nel processo penale contro gli autori della truffa per tre ragioni.
In primo luogo, perché si spacciava ai cittadini come olio made in Italy un prodotto dalle qualità organolettiche scadenti e/o contaminate.
In secondo luogo, perché queste condotte uccidono l’ambizione della Puglia di darsi un modello preciso di sviluppo agricolo: noi non abbiamo le caratteristiche e le estensioni di terreni idonee per competere con i grandi produttori ad esempio del Sudamerica o quelli che usano OGM. E allora, per crescere in competitività nel settore agricolo, la Puglia, le associazioni degli agricoltori e molti produttori, hanno – meritoriamente - scelto il diverso modello di puntare su una filiera di qualità. Queste condotte illecite, abbattendo la fiducia dei consumatori, anche esteri, danneggiano tutti i produttori onesti, che abbiamo il dovere di affiancare. Coldiretti ci ricorda che l’Italia è il secondo produttore mondiale di olio di oliva dopo la Spagna con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari di terreno ma è anche il principale importatore mondiale. Il fatturato del settore è stimato in quasi 2 miliardi di euro, con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative. Le esportazioni italiane di olio di oliva nel 2013 sono state pari a oltre 1,2 miliardi di euro.
Il terzo motivo è che il turismo enogastronomico è una linea di sviluppo vitale per la Puglia. Un’indagine Coldiretti di qualche giorno fa, rivolta solo ai consumatori italiani, sosteneva che in vacanza si spendono circa 4,9 miliardi di euro per cibo e prodotti enogastronomici, superando addirittura la spesa per l’alloggio. I prodotti alimentari tipici, poi rappresentano un vero souvenir, visto che il 22% degli italiani torna a casa portando con sé qualcuno di tali prodotti. Anche questo ulteriore mercato deve essere a tutti i costi tutelato. Per questi tre motivi riteniamo che eventuali condanne, ove gli imputati siano riconosciuti colpevoli, dovranno essere esemplari.