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Edificio della Memoria e Peppino Impastato: la bellezza di un messaggio

La memoria è vita

Pubblicato in Giustizia e Legalità il 20/03/2014 da Angela Arbore
19 novembre 2010. Inizia l’Edificio della Memoria…
Ed inizia contando cento passi: già, perchè tale era il numero dei passi che separavano la casa di Peppino Impastato da quella del boss di Cinisi, paesino in provincia di Palermo, don Tano Badalamenti..
Così abbiamo voluto, quattro anni fa, cominciare questo nostro percorso-progetto, del quale vi abbiamo già raccontato.
Perciò, proprio per dare il senso del percorso che con tutti volevamo intraprendere e condividere, abbiamo cominciato con i cento passi percorsi da Peppino Impastato, raccontato nelle sue lotte ma anche nel suo grande amore per la vita, con passione e calore, da suo fratello Giovanni.
Un pomeriggio di novembre, dunque: sala Consiliare dell’Ordine degli Avvocati di Bari, gremita fino all’inverosimile, i ragazzi accoccolati per terra, docenti, avvocati, gente comune. Tutti a fare corolla al dialogo tra Giancarlo Visitilli, giornalista, scrittore, docente, con Giovanni Impastato, figura di uomo forte, passionale, dotato di un carisma che ti prende dalle prime sue parole semplici ma che ti arrivano dentro.
Ed ecco allora si dipana la storia di Peppino, suo fratello, che avrà il suo tragico epilogo quel 9 maggio 1978, in una fatale e tragica coincidenza con il ritrovamento di Aldo Moro.
Storia per troppi, tanti anni, fraintesa, non analizzata forse adeguatamente da che era dovuto a farlo, frettolosamente liquidata come la morte di un terrorista.
Ci è voluta la tenacia e la forza di uno scricciolo di donna, mamma Felicia, e di Giovanni con sua moglie per tener viva la memoria e l’impegno di Peppino ed arrivare a definire, con una sentenza di condanna, la sua morte come omicidio voluto dalla mafia.
Perchè quei cento passi sono il simbolo della lotta di questo ragazzo di Cinisi, una lotta però condotta con armi del tutto particolari:l’amore per la musica, per l’arte, per il cinema, la difesa del territorio dai tentativi scellerati di speculazione.
Perchè Peppino sapeva, aveva mirabilmente intuito che MAFIA è tutto ciò che non è vita, che non è gioia,non è pace, che non è bellezza e allora, ad esempio, per combatterla ed affermarne, con una pedagogia innovativa per quegli anni, la valenza antitetica rispetto a ciò che è positivo crea Radio AUT come contenitore di bellezza.
Si, perchè diceva Peppino: se si insegnasse la bellezza alla gente,la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione,la paura e l’omertà.
All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore,da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilitαàe presto ci si dimentica come erano quei luoghi prima ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere cos∞ da sempre e per sempre.
E’ per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perchè in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione,ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.
Infine, un’annotazione del tutto personale: il 9 maggio del 2011 sono stata a Cinisi.
Giovanni Impastato, la sua famiglia, gli amici di Peppino rendono ogni anno quella ricorrenza occasione di riflessione, di impegno e di festa, scrostandola con grande sforzo e fatica da un dolore comunque sempre presente.
Allora vedi questo piccolo paese che si riempie delle bancarelle dei piccoli editori indipendenti, Casa Impastato pronta ad accogliere il visitatore e a travolgerlo con l’impatto dei ricordi e della vita che di lα trasudano, partecipi a forum su argomenti di ogni gemere e poi la festa di piazza
Per ricordare e dimostrare che fare memoria non è esercizio sterile, non è fare passerella, ma è VITA...