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Il difficile rapporto tra stampa e processo

“È possibile porre un freno alla degenerazione”

Pubblicato in Giustizia e Legalità il 02/02/2014 da Marco Guida
Ieri pomeriggio ho assistito ad una lezione tenuta dal Presidente Vladimiro Zagrebelsky, in ordine alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul controverso tema del rapporto tra pubblicità delle notizie e processo.
Tema assai ampio e complesso: da oltre trent’anni il processo penale si è spostato dalle aule di giustizia ai salotti televisivi; si sono moltiplicate le trasmissioni interamente dedicate a fatti di cronaca.
Difficile non rammentare i plastici esibiti in TV in note trasmissioni serali a corredo ed integrazione dei commenti che gli ospiti esprimevano quasi in contemporanea allo svolgimento del processo, quello vero, nelle aule di giustizia.
Il caso di Cogne, il povero bambino barbaramente trucidato e per il quale è stata condannata in via definitiva la madre, ha fatto scuola, ha creato un vero e proprio modello.
È di questi giorni la nuova sentenza di condanna per l’omicidio della studentessa inglese a Perugia; grande interesse e correlative polemiche ha suscitato la sentenza di assoluzione di un ex ministro al quale qualcuno aveva contribuito ad acquistare una casa dietro il Colosseo a Roma “a sua insaputa”, come riferito dai giornalisti.
La giurisprudenza della Corte Europea tende sempre a privilegiare la pubblicità della notizia, la circolazione delle idee, limitando fortemente i possibili casi di censura.
È indubbio, peraltro, che celebrare processi che hanno un forte impatto mediatico comporta una sovraesposizione di tutti i protagonisti, con il rischio di influenzare l’iter processuale, ed attribuire, a seconda della decisione, una patente di non imparzialità ai giudici.
La lucida relazione del Presidente Zagrebelsky si è conclusa con una nota di pessimismo: nessuna normativa e nessuna decisione di un giudice potrà capovolgere questa tendenza, quella che è una deriva culturale.
Probabilmente è così, anche perché i tempi del processo penale sono molto differenti da quelli arrembanti della cronaca, che tutto rende vecchio e superato in pochi istanti, che non consente di attendere il deposito della motivazione di una sentenza dopo novanta giorni o un’assoluzione intervenuta dopo svariati anni.
È possibile, però, sfruttando le normative attuali, porre almeno un freno alla degenerazione, esaltando le professionalità, evitando picchi di pessimo gusto, che integrano a volte il linciaggio mass mediatico, che nulla hanno a che fare con la cronaca; imponendo a tutti i protagonisti di evitare qualsivoglia dichiarazione relativa a procedimenti in corso.

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