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Quando muore un fotografo

Ho visto, grazie ad internet, molte foto di Andrea Rocchelli, fotografo ucciso in Ucraina

Pubblicato in Esperienze di vita il 27/05/2014 da Antonio Pinto
Ho visto, grazie ad internet, molte foto di Andrea Rocchelli, fotografo ucciso in Ucraina. Quasi tutte ritraevano volti di persone, spesso bambini, che si trovavano in zone di guerra (primavera araba, Cecenia e le ultime sui bimbi nascosti in un bunker in Ucraina). Guardando le foto, ho pensato che considerare gli altri solo come un problema di sicurezza o economico, aiuta a cancellarne il volto. E impedire la visione di un volto, significa impedire anche il risveglio di un impulso etico nei confronti del più debole. Impedendo la visione del volto dell'altro, è più facile che l'altro, estraneo, sia considerato solo oggetto di misure di sicurezza o di "respingimento" o peggio, oggetto solo di statistiche.
Invece, far vedere, con fotografie semplici, il volto dell'altro, svela la realtà di uomini e donne deboli, meritevoli soltanto della nostra capacità etica di soccorrere e prendersi cura.
Le paure e le incertezze provocate dalla crisi economica, trovano una facile valvola di sfogo nei confronti degli stranieri, degli estranei, degli altri da noi. Sono paure difficili da fermare. Qualche volta però, una fotografia scattata sui volti di bambini terrorizzati e rinchiusi dentro un bunker (a non tanti chilometri di distanza da noi), aiuta a fermare la spirale del "respingimento".


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