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L'Angelo di Hitler (FOTOGALLERY)

Il reportage foto-narrativo di Daniela Baldassarra sul Campo di concentramento di Terezin

Pubblicato in Esperienze di vita il 26/01/2015 da Daniela Baldassarra
Daniela Baldassarra, autrice e attrice
Sono qui, seduto, a gambe incrociate, che cerco di ricordare, non potendo dimenticare.
Vorrei poter annullare il tempo passato, ma non si può, dopotutto il bello è proprio questo.
Ma tu non l’hai capito, tante cose non hai capito, ed io non sono stato migliore di te.

Ricordo tutto sai…
…il tuo sguardo, il portamento, la voce, le parole…sì…le parole…pesanti, insopportabili, gelide, violente…
…In fondo, come altro avrebbero potuto essere le parole di un uomo che ha voluto a tutti i costi essere Adolf Hitler?
Già, Hitler. Proprio tu.

Sai, una cosa forse non ti ho mai detto: gli angeli sono invidiosi degli uomini.
E sai cosa invidiano? Non ci crederai…invidiano la vostra mortalità.
Che gran dono vi è stato fatto…
…il senso del morire, del consumarsi, di diventare…o ridiventare…polvere… Così, da un momento all’altro, senza sapere quando, né perché, senza il tempo di sistemare le ultime cose o di fare una telefonata per salutare qualcuno. No, niente. Il buio all’improvviso.
Avete il grande privilegio di poter pensare in ogni momento che la vita è qui, adesso, tutta in quest’ attimo. Più tardi non si sa. E sapere che ogni singolo attimo può essere l’ultimo, lo rende unico, irripetibile…
…Accarezzare il volto di una donna, con la consapevolezza che potrebbe essere l’ultima volta, dire tutte quelle bellissime parole che avete a disposizione, come Grazie, o Scusa, o Ti perdono, o Ti amo, pensando di poterlo dire solo in quel momento, ridere con un amico, che ne so se domani potrò rivederlo…
Come hai fatto a non pensarci? Perché non hai reso ogni singolo attimo speciale?
Vuoi saperlo?
Per un paradosso. Perché nella tua mortalità hai cercato di diventare immortale. Non importa in che modo. Non importa a che prezzo. Volevi il tuo nome al di sopra di tutti gli altri. E, ironia della sorte, ci sei riuscito…

(…)

Ma la colpa di tutto questo non è solo tua. E’ anche mia. Sono stato accanto a te tutto il tempo e non sono riuscito a salvarti dalla tua follia.
Non dovrei sentirmi in colpa sai? Questo si chiama libero arbitrio. Punto. Partita chiusa. Me ne lavo le mani.
E invece no.
Forse sono un tuo complice. Forse sono stato il braccio destro di Hitler.
Ma dimmi, che te ne fai ora della tua tanto agognata immortalità?
Era davvero quello che volevi?
Hai coltivato il male per tutta la vita per poi spararti un colpo di pistola alla tempia.
Sei tornato alla tua mortalità, allora. Ma nel modo peggiore.
Hai ammazzato la tua stessa vita. Sei caduto nella tua stessa pozza di sangue.
Sei stato superbo fino alla fine. Ti sei eletto a Dio fino all’ultimo respiro.
Perché non ti sei ammazzato per disperazione, per pentimento, no, forse questo avrei anche potuto sopportarlo…Ti sei ammazzato per sentirti padrone, ancora, padrone di decidere, di disporre, di rinunciare…

(…)

Sai, a volte gli uomini, quando sono disperati, o smarriti, alzano gli occhi al cielo…
Quando fanno così, stanno chiedendo aiuto…cercano gli angeli, o direttamente Dio se il problema è proprio grave, e noi di tanto in tanto vi lanciamo giù delle stelle per salutarvi, per darvi un segno, per farvi capire che ci siamo. E a quelle stelle voi consegnate i vostri desideri, le speranze, i sogni…che noi ascoltiamo, senza capire il perché li affidiate a noi quando in realtà avete in voi tutta la forza, l’energia e le capacità per realizzarli.
Ma la maggior parte delle volte non lo fate, non lottate, e ve la prendete con noi, con Dio, e con le stelle cadenti che non funzionano.
La vostra passività è un grande problema, sì…
Ora che ci penso per esempio…perché accanirmi solo su di te quando otto milioni di uomini passivamente ti hanno seguito, assecondato, cercando in te la facile soluzione alla loro insoddisfazione, e aizzando così sempre di più il tuo orgoglio genocida ?
Il male che ha reso il tuo nome immortale è responsabilità di tutti. Nessuno escluso. Neanche gli angeli.
Mi sento un fallito.
Non riesco a trovare un senso.
E che la vostra vita non abbia un senso non posso proprio accettarlo.
Perché vedi, io sono qui, su questa nuvola, al di sopra di tutto, accanto alle stelle, a un passo dal soffio divino, lontano dalle malattie, dalle guerre, dalle ingiustizie, eppure ancora guardo laggiù, lì dove ogni giorno vi muovete come ossessi facendo a gara a chi picchia più forte, e ancora invidio tutti voi uomini e la vostra mortalità.
Anche se…anche se tu mi hai fatto morire.
Ma non come avrei voluto.
Sono morto di dolore.

Ciao Hitler, e come sento spesso dire laggiù…vaffanculo!

Il tuo angelo custode


L’angelo di Hitler si prese la testa tra le mani e chiuse gli occhi.
Dio, che l’aveva ascoltato tutto il tempo, vedendolo così disperato, decise di fare un’eccezione e fargli un regalo.
Gli donò delle lacrime..
L’angelo ad un tratto sentì la sua tristezza prima salirgli agli occhi e poi rigargli le guance con calde, calde lacrime…
Incredulo si toccò il viso e bagnò le sue mani. Poteva vedere e sentire le sue lacrime, quelle lacrime che aveva sempre e solo visto scendere dagli occhi degli uomini.
E allora pianse, pianse tutte le lacrime che Dio gli concesse, assaporandone il sale quando arrivavano sulle sue labbra.
Capì. Capì che non sarebbe successo mai più, e allora cercò con tutto se stesso di vivere, di ingozzarsi di tutte le sensazioni di quel suo attimo mortale.
Quell’attimo prezioso che non sarebbe più tornato.

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