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Santa che voleva solo vivere

La storia di Santa Scorese vittima barese di stalking e della violenza omicida di uno squilibrato

Pubblicato in Esperienze di vita il 25/11/2014 da Carmelo Colelli
Venerdi 21 Novembre, al teatro Abeliano di Bari, nell’ambito delle iniziative atte a sensibilizzare sul fenomeno dello stalking, è andata in scena, la rappresentazione “Santa delle perseguitate”, una vicenda di stalking di molti anni fa: la storia di Santa Scorese.
Sul palcoscenico in un angolo, una tavola, una di quelle che si trovavano in molte cucine degli anni 80/90, nell’angolo opposto una sedia e appesi a dei fili, i fogli di un diario: quello di Santa, fortunatamente salvato in extremis dalla distruzione.
Molte ragazze in età giovanile amavano ed amano lasciare traccia della storia della loro vita sulle pagine di un diario, alcuni di questi vengono dimenticati poi in un cassetto o distrutti, quello di Santa si è salvato ed ha acquisito un valore importante per la sua vicenda.
Santa Scorese scriveva: " Non c'è gioia sfrenata in me, ma la pace che mi dà la Tua presenza nascosta, Dio e Signore dell'universo. Ti sento nel vento fresco che viene a rinfrancare il mio corpo. Ti sento nell'aria pura che arriva nei miei polmoni e mi dà vita. Ti colgo nella semplicità dell'erba, dei fiori che si piegano davanti a Te, l'Onnipotente. Ti lodo, ti adoro e Ti ringrazio per tutte le attenzioni che hai per me..."
Sì, Santa scriveva queste riflessioni, che non erano belle parole facenti parte di belle frasi, erano il codice della sua vita, lei aveva messo Dio avanti a tutto, vedendolo in ogni persona che aveva bisogno del suo aiuto. Lei si prodigava per coloro che avevano bisogno, portava il suo calore in famiglie bisognose di tutto, era accanto alle persone che non avevano nessuno. L’altro, quello che incontrava per strada, quello che aveva bisogno per lei aveva il volto di Dio. Il suo aiuto lo destinava a tutti senza distinzione.
Santa era una ragazza, che aveva abitato per circa 20 anni al quartiere Libertà, un quartiere popolare della nostra città, poi la famiglia si trasferì a Palo del Colle. Santa terminato il Liceo, come molte ragazze si iscrisse all’Università.
Gli ultimi tre anni della sua vita furono particolari e speciali, pieni di sofferenza, perché perseguitata da un ragazzo e, di forte determinazione nella sua scelta di amare sempre più Cristo, tanto da desiderare di seguirlo: Santa avrebbe voluto farsi suora. Ogni giorno, si alternava in lei la sofferenza per la persecuzione che subiva e la serenità nell’amare Dio attraverso il suo prossimo.
Tre anni particolari anche per gli amici ed i famigliari di Santa, tutti costretti a fare da scorta a Santa, si spera che tutto possa avere una fine, che finiscano i pedinamenti e le molestie, che torni la serenità nella vita della giovane donna.
Santa scrive sempre nel suo diario:
"Signore, accetta tutti i miei sforzi, i miei tentativi di cambiare per te e ridi pure di me, della mia piccolezza, ma non ti stancare di amarmi e di chiamarmi ogni giorno con voce più melodiosa.
Rendimi docile, fammi essere la tua argilla, pronta per essere lavorata come tu vuoi. Ti ringrazio per ogni respiro che mi dai perché sei Tu che, ogni giorno, prima che io mi svegli, mi hai già scelta e mi chiedi di sceglierti. "
I giorni passano uno dopo l’altro Santa sempre più innamorata di Dio e sempre più perseguitata.
Tre anni di stalking.
Nonostante allarmi e denunce, lettere e telefonate, aggressioni e tentativi di violenza, ecco la sera di venerdì 15 marzo 1991 intorno alle ore 21.
Quella sera Santa era stata nella Chiesa Matrice di Palo del Colle, nel gruppo di Azione Cattolica aveva sollecitato con forza, interventi concreti a favore degli Albanesi che erano giunti in gran numero a Brindisi in quel periodo.
Quella sera torna a casa sola, il suo pensiero agli altri, a Cristo che vede nei fratelli.
La lama di un coltello, penetra tredici volte nel suo corpo, proprio sotto casa sua.
La corsa verso il Policlinico di Bari. Tutti si affannano per salvarla.
Lei insieme, alla sorella, prega.
Le sue ultime parole sono di perdono per il suo assassino.
Questa storia ha colpito il regista e attore Alfredo Traversa, che giorno dopo giorno, dopo aver letto documenti di cronaca e pagine del diario di Santa, decide di rappresentare questa storia.
Osservando Alfredo, sul palco, si ha la netta sensazione che non reciti, interpreta ed offre, a chi gli sta di fronte, le sue personali emozioni che scaturiscono attimo dopo attimo, dalla lettura e rilettura della storia di Santa. Si percepisce, a volte, tutta la sua sofferenza di fronte a questo dramma, una sofferenza che viene mitigata dalla lettura del diario di Santa e dalla fede e dedizione di questa a Dio. Santa una ragazza speciale, della quale, sembra che Alfredo ne sia innamorato: innamorato di una donna che non ha mai conosciuto.
Sulla scena insieme ad Alfredo, una donna, Tiziana Risolo, che con delicatezza, quasi a voler proteggere ogni gesto ed ogni parola, interpreta Santa, dà voce ai suoi pensieri, che poi non sono solo pensieri ma forze portanti della sua vita.
Alfredo è veramente preso da questa storia straordinaria, è affascinato da Santa, sente il bisogno di fermare sulla carta alcuni suoi pensieri su Santa, lo fa dando alle stampe un libro dal titolo “Santa che voleva solo vivere” pubblicato dall’editrice pugliese La Meridiana.
Tanto è intensa l’interpretazione dei due attori che il pubblico ne rimane sempre ammutolito, riceve un comunicato di dura cronaca, uno di quelli che fanno veramente male e, gusta la bellezza dell’amore di Santa per Dio.
Un lungo applauso.
Il 30 aprile scorso, a Palese-Macchie, un quartiere di Bari, è stata intitolata una via a Santa Scorese, sulla targa è stato scritto: “vittima di femminicidio”.
L’arcivescovo di Bari Mariano Magrassi la proclamò “Serva di Dio” e dal giorno delle Palme del 1998, è in corso in Vaticano il processo per la causa di beatificazione.
Rosamaria, la sorella di Santa dice: “Santa avrebbe avuto 46 anni, era una ragazza normale come tante altre della sua età, molto volitiva, uno spirito libero che non accettava compromessi. Per niente bigotta: non si fissava sulle immaginette. Coltivava il desiderio di essere vicina agli ultimi, ma senza ostentare nulla”.