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Quanto è difficile la strada dell'integrazione

Un piccolo frammento di vita quotidiana

Pubblicato in Esperienze di vita il 17/02/2014 da Marco Guida
Una mattina, in un ufficio postale di un quartiere di Bari, Puglia, Italia, Europa: due giovani allo sportello, debbono aprire un conto. Si capisce che hanno urgenza, molta urgenza. Sono giovanissimi, lei minuta, capelli rossi a caschetto, carnagione chiarissima, in braccio un bambino molto piccolo, si muove a scatti, molto nervosamente; lui capelli lunghi raccolti in una coda di cavallo, magrissimo, pantaloni rigorosamente bassi al cavallo.
C’è un intoppo: la ragazza è straniera, è russa, non corrispondono i suoi dati sul passaporto con il codice fiscale rilasciato dal Comune di Bari, non si può aprire il conto. L’impiegata alla cassa è molto gentile, interpella anche il collega vicino più anziano, con calma spiegano al giovane che doveva ritornare in Comune.
La giovane russa improvvisamente, dopo essere andata su e giù con il bambino in grembo abbarbicato, non ce la fa più ed esplode tutta la sua rabbia indirizzandola verso le ultime ruote dell’ingranaggio, gli impiegati: “Sempre così voi dite! Non si può fare, non si può fare! Ma voi non fate un c….! Non volete lavorare, non volte fare un c.. e poi chiamate noi a lavorare!”
La ragazza si esprime benissimo in italiano, ma con l’accento tipico russo, slavo; il ragazzo mormora delle scuse, riprende le carte e si avvia all’uscita, seguendo la sua compagna.
Noi italiani sappiamo benissimo cosa vuol dire incappare negli infernali ingranaggi burocratici: chiedere autorizzazioni, permessi, districarsi tra moduli, carte, bolli ed uffici competenti.
Le cronache sono piene di episodi di intolleranza di persone contro la macchina burocratica, con plateali manifestazioni di solidarietà nei confronti dei contestatori da parte degli altri utenti.
Dopo lo sfogo della giovane russa i commenti sono stati differenti: “signora (rivolta all’impiegata), è stata bravissima, fossi stata io l’avrei mandata via con un calcio nel … con rispetto parlando!”; “chi si credono di essere? Chi li vuole? Possono restare nel loro paese”; “Quel giovane mi fa pena! Con tutte le belle ragazze italiane proprio quella si doveva prendere!”; “Sarà che aveva fatto il fattaccio!”.
Molte riflessioni possono sollecitare questo piccolo, minuscolo frammento di vita quotidiana, ma penso soprattutto a quanto sia difficile giudicare, valutare le difficoltà del prossimo e quanto complessa sia la strada della integrazione.