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Andrea Camilleri e la sua 'lezione' indimenticabile per Bari

"Sono in coda dalle 8.10 per entrare"

Pubblicato in Esperienze di vita il 14/04/2014 da Marco Guida
È arrivato l’ultimo giorno del Bifest 2014: la mattina al Petruzzelli si chiude con il botto. Dopo la visione del film “A ciascuno il suo” è prevista l’ultima lezione di cinema con Andrea Camilleri, insieme a PIF.
Sono in coda dalle 8.10 per entrare, il film inizia alle 9.00. Mi attendevo molta gente ma la mia immaginazione sarà superata dallo straripante entusiasmo dei baresi. La coda pian piano si allunga, si dipana sinuosamente lungo il marciapiede, in modo ordinato nonostante non vi siano transenne. Pochi i casi di infiltrazioni: con la coda dell’occhio vedo una signora di mezz’età, con impermeabile azzurro, capello da parrucchiere, tacchetto non indifferente, avvicinarsi con nonchalance alla coda, guardarsi intorno con indifferenza, sostare qualche attimo, avanzare di un paio di posizioni, trovare definitiva collocazione nell’accondiscendenza bonaria dei presenti.
Un’altra signora, invece, si è fermata ad una delle svolte della coda, pensando che fosse quella la parte finale; alcuni ragazzi, educatamente, le hanno fatto notare che la coda aveva almeno altre tre curve a gomito. La poveretta ha desistito.
Molti, tanti i ragazzi in paziente coda, attrezzati con libri, giornali ma anche con qualche approvvigionamento per far fronte alla lunga mattinata.
Il teatro si riempie in dieci minuti in ogni ordine. È strapieno, gli organizzatori stimano quasi 1600 spettatori ed almeno altri 200 o 300 sono rimasti fuori. Mai visto il Petruzzelli così pieno.
Il film è un capolavoro, tratto da un romanzo di Sciascia. Un meccanismo giallo perfetto reso grandissimo da uno straordinario Gian Maria Volontè: un applauso spontaneo segna l’apparire della scritta FINE.
E poi lui, Andrea Camilleri, a riempire la scena: un uomo anziano, dal passo incerto, che entra sul palcoscenico accompagnato da un’assistente; siede faticosamente, non vede bene, ma quando comincia a parlare ha la capacità di amalgamare la sua esperienza, passata attraverso anche la conoscenza e frequentazione di grandi personaggi, con una modernissima visione del mondo, visione che neanche i nostri figli hanno.
Lo dimostra subito quando PIF, che giustamente si ricuce il ruolo di spalla, gli pone il raffronto tra le loro generazioni, insinuando il dubbio che la nuova generazione sia più piatta, abbia meno stimoli.
Camilleri, alzando il tono di voce, gli ha risposto che sono i rapporti umani che cambiano, è un fatto generazionale; che tirare fuori una morale è assurdo, atteso che ognuno vive secondo il proprio tempo
Molti gli aneddoti relativi al suo rapporto con Sciascia, una profonda amicizia che non ha risparmiato anche qualche contrasto dovuto al carattere del grande scrittore siciliano che, secondo Camilleri, era uno “che non la mandava a dire, ma lo diceva in faccia”. Come per il famoso articolo sui “professionisti dell’antimafia” e la polemica con il giudice Paolo Borsellino.
Sulla mafia Camilleri ha le idee precise.
PIF, infatti, citando il suo film “La mafia uccide solo in estate” (che ha vinto il Bifest), si è posto il dubbio se fosse ancora attuale parlare di mafia e, soprattutto, associarla sempre alla Sicilia.
Secca la risposta di Camilleri: “La mafia esiste? C’è sempre? Ed allora bisogna scriverne. Il problema è come scriverne, perché si corre il rischio di fare diventare simpatici i mafiosi. Ricordate cosa è successo per il film “Il Padrino”. Ma come puoi far diventare simpatico uno che appoggia la pistola sulla testa e ti spara? Ecco perché, per non correre questo rischio, nei miei romanzi la mafia c’è, ma è come se fosse un rumore di fondo”.
Il tempo è trascorso così, come se milleseicento persone stessero colloquiando con un loro vecchio e saggio amico, il fratello più grande o lo zio rientrato da un lungo viaggio che ti racconta quanto è accaduto durante quel percorso in cui lui è stato attore e tu spettatore.
Poche, questa volta, per ragioni di tempo, le domande del pubblico, tra cui una sulla televisione, sui reality: “Amico mio, ho una vista ridotta quasi a nulla, vuole che la sprechi così?”
Alla fine una ragazza, con dolcezza e con tono vagamente sognante, gli ha detto: “Maestro, non ho domande da farle. Anzi, solo una, mi vuole sposare?”.
Standing ovation per un grande scrittore, ma, soprattutto, per una gran bella persona.