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Una fatica pazzesca

Comincia il tormentone su come debellare gli inestetismi della cellulite

Pubblicato in De-liberatamente il 14/04/2014 da Francesca Palumbo
Ecco, succede allora che, se durante l’inverno le farmacie e gli slogan dei media si erano concentrati tutti su come prevenire il virus dell’influenza, appena si affaccia il primo timido raggio di sole, praticamente a partire da febbraio, comincia il tormentone su come debellare gli inestetismi della cellulite! Ovviamente a questo brainstorming coatto si affiancano le immagini dei deretani più tonici e scolpiti del mondo, quelli possibilmente delle quattordicenni (fotografate sul lato B o delle star che trascorrono buona parte delle loro giornate a stramazzare in palestra o facendo jogging). Allora l’ansia della prova bikini avanza strisciante e,accanto alla lista della spesa, al posto del Philadelphia da spalmare sul panino (possibilmente mangiato di corsa durante il break da lavoro) compare grottesco il nome del somatoline da spalmare sul gluteo (anzi entrambi perché mai sia dovesse compiersi il miracolo, si resterebbe con un gluteo sodo e uno moscio!) e alla mozzarella ghiacciata mangiata a morsi mentre scappi alla nuova riunione che ti aspetta nel pomeriggio, si sostituisce quella terribile roba che chiamano Jocca, ma puoi tranquillamente ribattezzare come Jacchete, perché è una vera schifezza.

Intanto i sensi di colpa aumentano visto che anche quest’anno ti eri ripromessa che ti saresti iscritta in palestra o in piscina a partire da settembre e ti accorgi di essere arrivata già ad Aprile che non hai fatto ancora niente! Ti confronti con qualche amica e scopri che lei invece ce l’ha fatta ad iscriversi ,e così si è messa a posto la coscienza, ma in realtà, alla fine è riuscita ad andarci soltanto due volte perché anche lei è sempre di corsa come te, e allora un po’ ti consoli e ti dici che almeno in fondo tu hai risparmiato quei soldi. Ma naturalmente tutto questo non basta ad arginare il tuo senso di colpa, perché più ti guardi intorno e più la pubblicità dei fanghi di guam e del kalocell ti perseguitano…I fanghi li hai provati anche tu una volta, sì proprio quella volta che avevi deciso di fare tutto autonomamente approfittando di quel sabato mattina in cui sei rimasta (finalmente) da sola a casa. Hai letto le istruzioni, ti sei spalmata quella melma puzzolente sulle cosce e sul sedere, poi ti sei avvolta nella pellicola trasparente come fossi un salame e hai atteso che la patina verdastra si solidificasse. Nel frattempo al citofono ha suonato il postino per una raccomandata urgente, hai indossato un vecchio gonnellone lungo estivo che occultasse il tutto, saltando come un canguro ti sei infilata nell’ascensore, raggiunto il postino hai penosamente sceso gli ultimi tre scalini che separano l’ascensore dall’atrio del portone, hai firmato, sei tornata in ascensore mentre ti raggiungeva l’inquilino (single, simpatico e molto carino del quinto piano) per salire con te, tu hai finto disinvoltura, lui ti ha annusata come avrebbe fatto con un sigaro, non commentando ma incastrando punti interrogativi nello sguardo a te diretto. Tu hai sorriso nervosamente, poi finalmente, terminato lo strazio olfattivo, vi siete rapidamente salutati, hai riaperto l’uscio di casa tua e sei scivolata rovinosamente inciampando nel gonnellone e nella pellicola di domopak che nel frattempo srotolandosi è finita sotto i tuoi piedi; il tuo cane scodinzolando per la felicità di rivederti ti ha slinguazzata tutta, proprio come un leccalecca alla fragranza di alghe, (hai scoperto da poco che il tuo cane adora il pesce), e per un attimo sei anche riuscita a pensare di essere una sirena, sfigatissima, ma pur sempre una sirena…del mar morto! Sei rimasta per qualche minuto così, supina sul pavimento, rossa come un gambero a grattarti le cicce surriscaldate da quella pappa maleodorante. Non hai mai più ripetuto l’esperienza, ma ogni giorno continui a chiederti perché nelle pubblicità e sui giornali non se ne vede mai neanche uno di maschio preoccupato a rialzarsi la panza o il sedere, e perché il suo ‘salvagente dell’amore’ porta questo nome poetico e dolcissimo mentre la tua ciccia (poca o molta che sia)continuerà a chiamarsi sempre CELLULITE…

Le risposte naturalmente ce le hai già! Lavori come tutte da secoli sull’autostima e i clichè di genere, il sessismo che pervade l’immagine di noi donne e i condizionamenti imposti dalla società. Per questo, e per moltissimo altro, per il tuo valore al di là dei centimetri di adipe, e per la tua voglia di goderti la vita e di fregartene altamente dell’immagine riflessa che ti vuole sensuale e perfetta, tornerai allo specchio specchio delle tue brame e facendoti l’occhiolino scoppierai in una risata fragorosa e strafottente! E poiché esiste davvero una consapevolezza forte della tua/nostra identità femminile, l’eco di quella bella risata affonderà cristallina dentro quello che la misteriosa e intensa Elena Ferrante definisce ‘il labirinto della nostra infanzia, la frantumaglia irridenta del nostro passato prossimo e remoto’.

Libri consigliati: Daniel Pennac: ‘Storia di un corpo’

Soundtrack consigliato: Luca Carboni: ‘Ci vuole un fisico bestiale’

Mostre da vedere: FLUID TALES, installazione Surfacing di Virginia Ryan presso il Museo Pascali di Polignano, dedicata alle SIRENE

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