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Le donne, tutte insieme, per il futuro della città

L'esperienza della nostra scrittrice ai tavoli degli Stati generali delle donne

Pubblicato in De-liberatamente il 07/04/2014 da Francesca Palumbo
“Cominciai a percorrere le strade della
mia città quando ero ancora
adolescente e ci camminai tanto a
lungo che cambiammo entrambe”.
Rebecca Solnit, Storia del Camminare

“L’anima la si ha ogni tanto. Nessuno la ha di continuo e per sempre. Di rado ci dà una mano in occupazioni faticose…quando si compilano moduli e si trita la carne di regola ha il suo giorno libero. Su mille conversazioni partecipa a una, e anche questo non necessariamente…”Così scriveva Wislawa Szymborska, e così mi ripetevo qualche giorno fa in tutto un mio discorso interno mentre sedevo ad uno dei tavoli/ gruppi di lavoro, organizzati dagli Stati Generali delle Donne. Mi ripetevo, ‘Ecco sì, a questa conversazione sta partecipando! ‘Chi? L’anima, appunto! L’anima di tutte quelle donne (candidate e non) che in tre giornate di lavoro e confronto serrato aperto a tutte e tutti, si sono incontrate per costruire e condividere azioni propulsive mirate al bene comune della città. Donne attive e determinate, alleate trasversalmente, superiori agli steccati ideologici e pronte ad agire in nome di un patto di responsabilità suggellante di tutte le proprie future azioni di governance, ad integrazione dei programmi che i sindaci agiranno. Mentre respiro le parole di ognuna delle partecipanti che, come me, hanno scelto di lavorare nel gruppo CULTURA E SAPERI, rifletto su quanto il valore di una persona passi attraverso le parole che dice, e il valore è sempre in quella pazienza, in quella onestà e semplicità pura del costruire se stesse, mettendosi in gioco, testimoni e protagoniste sempre. Mi colpiscono le sonorità limpide di Magda, il timbro squillante di Terry, la tenacia gioiosa di Antonella, e poi l’entusiasmo di Claudia, lo sguardo penetrante di Olga, il pragmatismo solido di Rossana, la dolcezza di Annamaria, l’assertività temprante di Marina e di tantissime altre presenti intorno a me. Giusi, sempre così dedicata e stolida, segue i tavoli, cuce le fila, energizzata da una sua erranza interna e pervasiva, che costruisce circuiti, crea ponti. Il sorriso tenace di Maria Pia è rassicurazione costante, sottolinea uno slogan permanente, quello che ti dice ’Sì, sei nel posto giusto…’; Appoggio la schiena alla parete gelida della sala che ci ospita, ma in realtà ne ricevo calore, perché quel che si compie davanti ai miei occhi è un dialogo tra generazioni, madri e figlie, amiche e complici, che tracciano un profilo, potente!
Il profilo di una possibile e necessaria Città delle Donne , che si traduca non solo nei luoghi affettivi e di alleanza che già tra di noi abitiamo a prescindere, ma anche in geografie fisiche e strutturate in cui inaugurare nuove pratiche di genere e creare comunità, appartenenza, scambio, inter-cultura, arricchimento. Ogni volta che una donna riconosce a un’altra il suo valore, il legame di genere si fa modello e non stereotipo, si fa forte del verbo VOLERE come forma di desiderio che diventa per ognuna necessità di TUTELA. Gli stati Generali hanno sancito e assicurato questa promessa di tutela collettiva del patrimonio che ognuna metterà a disposizione della cittadinanza, restando fedele in primo luogo a se stessa e alle donne con cui si è confrontata. Non più soltanto Le parole per dirlo, ma soprattutto LE PAROLE PER FARLO, seguite dall’azione coatta e permanente di chi è davvero in quelle parole, le abita e le respira, come fossero marchio sulla pelle, come propria carta d’identità per chi pronuncia e per chi ascolta.
Poco importante dunque chi di noi sarà eletta, ben più interessante il carico di contenuti preziosi (maturati collettivamente e in armonia) per cui si batterà!
Buon Lavoro a tutte noi!

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