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'Cambiare passo dentro la sinistra di Bari'

L'analisi del sociologo e scrittore barese

Pubblicato in Città e avvenire il 29/05/2014 da Leo Palmisano
Il risultato elettorale di Bari mette all’incasso la capacità del centro-sinistra e di Decaro di raccontare una svolta, una piccola rivoluzione culturale praticabile in una città attanagliata dalla crisi, dalla disoccupazione e dall’invecchiamento. Dall’altra parte, invece, è mancato il collante con la città dei bisogni e dei sogni, mentre troppo s’è pensato a trascinare gli elettori nel gorgo di un vecchio berlusconismo di facciata. Nel centro-sinistra stravince il Pd, ma è del tutto evidente, a conti fatti, l’esigenza di cambiare passo dentro la sinistra di Bari. Non si tratta di rilanciare un progetto che ha già allontanato gli elettori, ma di costruire un percorso nuovo là dove c’è spazio e agibilità. L’elettorato ha bocciato le sinistre, senza dubbio, e non ci sono scusanti. La sinistra, per responsabilità propria, non penetra nei mondi senza voce e si appiattisce su forme appannate e deboli di mantenimento del consenso. Questo aspetto spiega perché il Pd fa il pieno, Sel perde oltre duemila preferenze e la lista di Paccione va molto al di sotto delle previsioni. È chiaro che c’è bisogno di una rivoluzione complessiva, di un allontanamento dagli schemi del presente e di una scommessa che ribalti totalmente l’attualità per rinverdire una proposta di speranza, di fiducia, di solidarietà. Gli elettori, che cretini non sono, hanno premiato l’idea della governabilità, della certezza, del cambiamento, diffidando dell’idea della ratifica e della conferma. Questi sentimenti, che sono disposizioni d’animo e pratiche elettorali, sono quelli sui quali si può dare fiato a una sinistra delle riforme. Inutile insistere sulle provenienze di ciascuno quando la realtà oltrepassa il confine della democrazia per approdare a forme inedite e pericolose di autocrazia: dobbiamo avere il coraggio di fare una cosa nuova. Io credo che quest’ulteriore segnale di arretramento della sinistra cittadina sia l’ultimo, oltre il quale c’è il nulla, un simulacro di sinistra, fantasmi e fantasie. Allora cosa può essere la sinistra a Bari? Non un movimento, ma un pezzo più o meno articolato di una compagine di governo ampia e democratica, un treno pensante, una locomotiva intelligente. Così com’è, è un vagoncino della Lego, una carrozza passeggeri. Non basta, non serve, non premia, non porta da nessuna parte o conduce su un binario morto. Un risveglio di coscienza è possibile, già a partire dal ballottaggio, ma è necessario ancora di più un cambiamento determinante e radicale nella prospettiva della sinistra verso la società cittadina.


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