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Bari, la Cultura, il Futuro ed Io

Poco valgono i cambiamenti, le novità, se dentro di essi resistono incrostazioni politiche e culturali del passato

Pubblicato in Città e avvenire il 19/07/2014 da Leo Palmisano
Dobbiamo tutti ammettere di non sapere, di non essere all’altezza della nuova era, perché lo esige la nuova era. Si aprono davanti a noi scenari inediti, possibilità inesplorate, ma anche voragini risucchianti che rischiano di farci torcere il capo verso il passato. Di cosa parlo? Della nostra città, ovviamente: di Bari. Poco valgono i cambiamenti, le novità, se dentro di essi resistono incrostazioni politiche e culturali del passato. Nella storia che si fa storia, che detta legge, che s’impone, il nuovo è il non visto, non desiderato per troppo tempo, l’escluso: un rientramento della marginalità sociale della cultura. Ed in una città fortemente sotto acculturata, è la cultura che torna al centro perché per troppo tempo considerata fuori sistema e fuori del concorso e del consesso politico. Ma non si tratta di un vero ritorno, che sarebbe improponibile, ma di un ripensamento dell’azione stessa della cultura. Anche in questo caso siamo di fronte ad un bivio: 1) cultura per il consumo; 2) cultura per il futuro. La seconda è la mia scelta, dove l’interesse culturale si muove dentro il disinteresse dei più come un alieno covato nell’addome, pronto ad esplodere e darsi alla vita, proprio come nel film di Ridley Scott, mangiando ogni essere vivente. Sogno? Non so, ma sono certo che la cultura vuol reagire al dominio della sottocultura, anche a Bari: e le reazioni, si sa, non sono per niente delicate in questa nuova era, ma conformate alla taglia, alla stazza, alla potenza soverchia dell’avversario. Dobbiamo decidere dove stare, anche individualmente se necessario, per oltrepassare il gossip che impaluda la città, che non la fa uscire dalla fanghiglia del passato, dalla poltiglia di un sistema liquefatto, i cui cascami restano sulla superficie come liquami, ma in profondità continuano a corrodere le fondamenta sane del nostro vivere insieme. Vivere dentro la cultura è celebrare un matrimonio duraturo con l’avvenire più sano, più onesto, meno interessato a rendite fondate sul ricatto egemonico, sulla corruttela diffusa, sulla nozione di violenza confusa con quella di forza. Siamo forti, più forti, dentro questa cornice che espelle le tessere insane del puzzle Bari e ricolloca tutto al proprio posto: in una perdurante battaglia per l’affermazione di un nuovo senso di comunità.