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Il cambiamento si chiama anche 'occupazione femminile'

Le donne protagoniste del mercato del lavoro in Puglia

Pubblicato in Città e avvenire Donne e Lavoro il 18/06/2014 da Leo Palmisano
Mentre l’Istat nazionale dispensa dati negativi sull’andamento dell’occupazione nel Paese, in Puglia registriamo, nel primo trimestre del 2014, una controtendenza: aumento netto di 9.730 occupati rispetto all’ultimo trimestre del 2013. Occupati, ma sarebbe meglio dire occupate, perché a conti fatti si tratta di donne. L’occupazione femminile pugliese guadagna oltre 15mila unità in tre mesi, il tasso di disoccupazione femminile cala di quasi tre punti percentuali e le donne che cercano occupazione scendono di quasi 14mila unità. Dati intorno ai quali conviene cominciare a riflettere con grande serietà. È ormai evidente il protagonismo delle donne nel mercato del lavoro pugliese, determinato da una serie di variabili di carattere culturale e strutturale: titoli di studio più alti, una maggiore flessibilità, una diffusa capacità di cogliere le opportunità messe in campo dalle politiche regionali rispetto alle prospettive di lavoro, d’impresa e di formazione, per citarne alcuni. Fattori che cominciano a far pensare ad uno spostamento progressivo dei rapporti di forza sul mercato del lavoro verso il genere femminile. Un segnale positivo che ci fa ben sperare circa il futuro. Probabilmente le professioni più ‘forti’, quelle del manifatturiero, vengono meno con la crisi e cedono il passo ai servizi ed al commercio, dove le donne riescono ad inserirsi con maggiore facilità, adattandosi a forme contrattuali non sempre all’altezza della fatica spesa, ma con una determinatezza che in provincia di Bari vediamo ormai da qualche anno. Questa crescita occupazionale femminile in assoluto ed in relativo è un ingrediente importante della dimensione del lavoro in Puglia e risponde ad un’esigenza di cambiamento che probabilmente il genere femminile riesce ad interpretare meglio di quello maschile, approfittando dei servizi a disposizione delle famiglie (gli asili nido, per esempio) e di quelle misure d’incentivo alle imprese che mancano in altre regioni. Del tutto evidente, allora, l’affermazione di caratteri di qualità nella ricerca di un’uscita ‘al femminile’ dalla crisi, di un recupero non competitivo ma meritocratico della distanza tra maschi e femmine. Dove il mercato del lavoro esige qualità, le donne pugliesi paiono rispondere meglio degli uomini, forti di un’attrezzatura più ampia di competenze e di una certa adattabilità che le porta, pian piano, ad emergere dalla palude della sottoccupazione e del lavoro nero. Se la strada per entrare in una nuova fase è questa, conviene dunque insistere ancora più fortemente sulle politiche di coinvolgimento femminile e di sostegno al protagonismo occupazionale delle donne, perché i risultati ci sono e si vedono.