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Cassazione e finanziamenti pubblici alle imprese

Gli obblighi dell'Amministrazione Pubblica

Pubblicato in Aiuti alle imprese il 24/02/2014 da Laura Maria Pia Tota
Con la sentenza del 7 febbraio 2014 n. 2795, la Suprema Corte di Cassazione, intervenendo in una fattispecie in materia di contributi pubblici, ha affermato che il fondamentale principio, enunciato dall’art. 7 della L. n. 241/1990, di collaborazione, efficacia ed economicità dell’azione dell’Amministrazione pubblica, vale anche nei procedimenti aventi ad oggetto il riconoscimento di contributi, sussidi e finanziamenti pubblici.
Pertanto, in considerazione di ciò, la Cassazione ha sancito che l’Amministrazione, nell’ipotesi di documentazione incompleta od erronea da parte di colui che richiede il finanziamento/contributo, “ha l’obbligo di precisare quali documenti siano eventualmente carenti e di invitare l’interessato ad integrare quelli mancanti, non potendo limitarsi a respingere la richiesta, a distanza di anni, rappresentando genericamente che la documentazione era incompleta. L’art. 21, comma 3, del d. lgs. n. 76 del 1990, nel prevedere che l’Amministrazione accerta la regolarità della documentazione amministrativo-contabile a corredo della pratica per la liquidazione del contributo in esame, pone un obbligo a suo carico, avente ad oggetto lo svolgimento di un’attività di verifica, di cui essa è tenuta a rendere conto, nell’ambito del procedimento amministrativo nel contraddittorio con il privato”.
Alla luce della sentenza in commento, la Pubblica amministrazione è, dunque, tenuta sempre e comunque a verificare la regolarità della documentazione amministrativo-contabile necessaria per ottenere il contributo pubblico richiesto, in un rapporto di rispetto dei principi di collaborazione, efficacia ed economicità nei confronti del privato richiedente.

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