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Legge di stabità: novità utili alle imprese

Nuove norme da conoscere ed usare

Pubblicato in Aiuti alle imprese il 12/01/2015 da Antonio Pinto
Antonio Pinto, Avvocato e Vicepresidente Consulta Regionale Consumatori Utenti
Il comma 243 fissa a 5 miliardi la provvista che la Cassa depositi e prestiti può mettere a disposizione delle banche per il finanziamento delle aziende che vogliono effettuare investimenti per l’acquisto - anche mediante leasing - di macchinari, impianti, attrezzature ad uso produttivo e beni strumentali. Le imprese avranno, così, maggiore tempo e possibilità di accedere ai benefici disposti dal DL n. 69/2013. Si tratta di finanziamenti bancari o leasing - da richiedere agli istituti convenzionati (è già possibile farlo dal 31 marzo 2014) - beneficiando di un contributo in conto interessi e della garanzia del Fondo nella misura massima dell’80% del suo ammontare. L’erogazione non è automatica ma subordinata alla valutazione dell’impresa da parte della banca (o società di leasing). Il finanziamento è disposto dagli istituti che attingono alle somme messe a disposizione della Cdp e può avere una durata massima di 5 anni.
Un premio, attraverso un bonus fiscale, a chi incrementa la spesa in ricerca e sviluppo è previsto dai commi 35 e seguenti, che prolungano l’incentivo fino al 31 dicembre 2019. Sull’entità dell’agevolazione, è opportuno accennare alla sua base di calcolo. I beneficiari, infatti, dovranno calcolare innanzitutto la media degli investimenti in ricerca e sviluppo realizzati nei tre periodi d’imposta antecedenti a quello di applicazione del bonus. Per le imprese operative da meno di tre esercizi, la media va costruita sull’intero periodo intercorso dalla loro costituzione. Individuata così la media, la stessa va confrontata con il totale degli investimenti realizzati nell’esercizio in cui si intende fruire del credito d’imposta, rilevando l’incremento realizzato. La spesa incrementale ottenuta va moltiplicata per la percentuale di agevolazione, pari al 25 per cento. Il totale degli investimenti in ricerca e sviluppo realizzati nell’esercizio agevolato non può essere inferiore a 30mila euro. Il legislatore dà una puntuale definizione della spesa in ricerca e sviluppo, che va dai lavori sperimentali o teorici svolti, fino alla ricerca pianificata e all’acquisizione di conoscenze e tecnologie. Nell’ambito di tale definizione, costituiscono spesa agevolata: ad es. il personale altamente qualificato impiegato nell’attività di ricerca; le quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, di costo non inferiore a 2mila euro; i contratti di ricerca stipulati con Università o organismi di ricerca. Per il personale, gli ammortamenti ed i contratti di ricerca, il computo nella spesa agevolabile è limitato al 50% dell’ ammontare sostenuto. Il credito d’imposta va indicato in Unico, ma non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile Irap.
Il comma 6 premia i processi di aggregazione e integrazione tra imprese, attraverso la forma del contratto di rete (oppure in ATI o in RTI), per favorire la qualificazione e lo sviluppo del sistema, per potenziarne la forza contrattuale e accrescerne la competitività. In particolare, sono agevolabili progetti, di durata di almeno 2 anni (e non più necessariamente triennale come previsto nella legge di Stabilità 2014), svolti in collaborazione con istituti di ricerca pubblici, università e istituzioni scolastiche autonome pubbliche e finalizzati a: - creare centri di sviluppo di software e hardware open-source per la crescita e il trasferimento di conoscenze alle scuole, alla cittadinanza, agli artigiani e alle microimprese; - creare centri per l’incubazione di realtà innovative nel mondo dell’artigianato digitale;- creare centri per servizi di fabbricazione digitale rivolti ad artigiani e a microimprese;- mettere a disposizione tecnologie di fabbricazione digitale;- creare nuove realtà artigianali o reti manifatturiere incentrate sulle tecnologie di fabbricazione digitale. Il Fondo presso il Ministero dello sviluppo economico ha ricevuto una dotazione pari a 10 milioni di euro per l’anno 2015.
I commi 202 e 203 definiscono il finanziamento per il Piano straordinario per il Made in Italy, con risorse decrescenti nel triennio (130 milioni di euro per l’anno 2015, 50 milioni per il 2016, 40 milioni per il 2017). Al di sotto delle aspettative, invece, la quota di 3 milioni di euro per il prossimo triennio destinata ai consorzi per l’internazionalizzazione, per il sostegno delle Pmi nei mercati esteri, nonché per incrementare la presenza delle autentiche produzioni italiane presso i mercati internazionali.
Il comma 7 estende l’operatività del Fondo garanzia PMI, per le operazioni relative a finanziamenti alle imprese con un numero di dipendenti non superiore a 499. La garanzia è concessa fino al raggiungimento di un ammontare massimo di risorse impegnate, in termini di accantonamenti operati a valere sul Fondo, pari complessivi 100.000 euro. Il Fondo di garanzia Pmi, rifinanziato per 1,8 miliardi di euro, consentirà di attivare nuove risorse per circa 27 miliardi di euro nel triennio.
Il comma 246 dispone un ulteriore sollievo finanziario alle Pmi in difficoltà grazie alla nuova moratoria per mutui bancari e finanziamenti con la sospensione, a richiesta, del pagamento della quota capitale dei prestiti fino al 2017. La norma, nel dettaglio, permette alle PMI e alle famiglie di sospendere la quota capitale delle rate dei mutui e dei finanziamenti per gli anni dal 2015 al 2017. Sarà un accordo tra Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero dello sviluppo economico, ABI (l’associazione di categoria delle banche) e associazioni rappresentative delle imprese e dei consumatori, da raggiungere entro fine marzo 2015, a definire i dettagli delle misure finalizzate a consentire l’allungamento del piano di ammortamento dei mutui e dei finanziamenti.

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