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Sergio Rubini ospite del #Bifest2016:'Mastroianni non mi fece recitare un film, Scola e Fellini accomunati dalla giocosità' (VIDEO)

L\'attore grumese ha ricordato i grandi del cinema italiano con aneddoti e curiosità

Pubblicato in Bifest2016 il 09/04/2016 da Giuseppe Bellino

Sergio Rubini torna a casa. L’attore e il regista originario di Grumo Appula è stato ospite del Bifest 2016 tenendo una conversazione al teatro Petruzzelli. Tanti gli aneddoti e le curiosità su Marcello Mastroianni, Federico Fellini ed Ettore Scola.

 

“Mastroianni non mi fece recitare in un film – ha spiegato Rubini – dovevo interpretare suo figlio in ‘I soliti ignoti vent’anni dopo’. Il provino andò molto bene, ma passò un po’ di tempo e nessuno mi chiamava. Dopo qualche tempo seppi che Mastroianni non voleva che fossi io ad interpretare suo figlio perché ero troppo magro. La parte fu assegnata ad un mio collega e amico, Giorgio Gobbi. Lui aveva soltanto 10 chili in più di me”.

 

Rubini ha ricordato anche il maestro Ettore Scola, che proprio durante il Bifest di tre anni fa gli chiese di recitare nel suo film: “Mi disse che conosceva tutti i miei film, sapeva anche qualche battuta a memoria. In seguito mi disse che gli sarebbe piaciuto fare un film con me e Geràrd Depardieu, ma dopo qualche tempo lo ritrovai molto stanco e affaticato”. Secondo Rubini i grandi registi come Scola e Fellini erano accomunati dalla giocosità: “Amavano la vita, amavano gli altri, avevano un modo tutto loro di interpretare la loro carriera”.

 

Tornando a Mastroianni, il regista pugliese ha mimato alcune scenette comiche che l’attore improvvisava con il suo amico Marco Panelli: “Quando ero più giovane il mio mito era Vittorio Gassman. Col passare degli anni ho capito la grandezza di Marcello Mastroianni, quel suo modo di essere sempre un passo indietro”.

 

Riguardo la sua carriera, Sergio Rubini ha spiegato come la sua vera arma durante il provino all’Accademia di Arte drammatica fu l’ignoranza in ambito cinematografico: “Io non sapevo nulla del linguaggio tecnico, ero completamente rozzo. Capì che questa poteva essere la mia forza, così enfatizzai quest’ignoranza. Poi fui aiutato da bravi insegnanti. Non mi diplomai, e forse fu un bene: secondo una leggenda metropolitana finire gli studi in quell’Accademia portava sfortuna”.

 

 



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