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Federalberghi Puglia contro Airbnb: 'Necessario un emendamento per contrastare abusivismo ed evasione'

Il portale mette in contatto persone in cerca di un alloggio con altre che dispongono di uno spazio extra da affittare

Pubblicato in Turismo il 22/11/2016 da Redazione

"La Commissione bilancio della Camera dei Deputati deve approvare senza esitazioni gli emendamenti utili al contrasto dell’abusivismo e dell’evasione fiscale nel campo delle locazioni turistiche. Questa è l’unica risposta efficace perché la legalità trionfi nel settore della ricettività turistica e quello che è stato il nostro slogan sia coniugato nella realtà”.
L’appello del presidente della Federalberghi Puglia, Francesco Caizzi, è rivolto ai parlamentari che si apprestano a votare la legge di bilancio.
“La questione Airbnb – chiarisce Caizzi – non può risolversi soltanto in un dibattito fra old e new economy che riempie le agende mediatiche italiane. Qui è in ballo la legalità e la tenuta di un settore, quello turistico, che, nel nostro Paese e nella nostra regione, si prospetta cruciale per l’intera economia”.
Il sommerso nel turismo prosegue indisturbato la propria corsa ed è giunto a livelli talmente di guardia da generare una minor sicurezza sociale e il dilagare indiscriminato dell’evasione fiscale e del lavoro in nero.
Dall'analisi delle inserzioni presenti ad agosto 2016 sul portale Airbnb viene smascherata definitivamente la favoletta della condivisione.
Gli alloggi in vendita su Airbnb nel 2016 sono 18.333 a fronte dei 26 del 2009. Nella provincia di Bari sono 2.759, a Lecce 10.360, a Brindisi 2.221, a Taranto 1.463, a Foggia 1.103, nella Bat 407.
Nella maggioranza dei casi, non si tratta di una fonte integrativa del reddito, ma di attività economiche a tutti gli effetti. Il 57,7% degli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, come il caso di Giuseppe e Nicole di Bari che ne commercializzano otto.
Non sono attività occasionali, perché la maggior parte (il 79,3%) degli annunci si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno.
La decantata filosofia della condivisione con il proprietario è solo fumo negli occhi, perché la maggior parte degli annunci (70,2%) si riferisce all’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno.
“I numeri della ricerca – prosegue il presidente degli albergatori pugliesi – ci consegnano la fotografia di un fenomeno dilagante, reso possibile dall’esistenza di decine di migliaia di alloggi che operano in completo spregio alla legislazione fiscale e alle altre norme che disciplinano lo svolgimento delle attività ricettive, danneggiando tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.
“Non è necessario introdurre nuove tasse per contrastare l’evasione fiscale. -  conclude Caizzi - E’ sufficiente che tutti gli operatori paghino le tasse nella giusta misura e rispettino le regole poste a tutela dei consumatori, dei lavoratori, della sicurezza pubblica e del mercato. Va, quindi, nella giusta direzione la proposta di istituire un registro presso l’Agenzia delle Entrate, in cui si debbano iscrivere tutti i soggetti non imprenditori che gestiscono i cosiddetti affitti brevi, e al quale i portali debbano comunicare i dettagli delle transazioni”.



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