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‘Fratelli in Italia”, da sabato la mostra di Yvonne Cernò al fortino Sant’Antonio di Bari

La fotografa barese ha messo insieme cattolici e musulmani, atei e profani perché i fratelli non sono mai tutti uguali anche se crescono nella stessa famiglia

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 29/09/2017 da Redazione

Si inaugura sabato 30 settembre, alle ore 18, nel fortino Sant’Antonio, “Fratelli in Italia: i mille volti di chi è stato adottato dalla terra di Bari”, una mostra di scatti della fotografa barese Yvonne Cernò realizzata grazie alla collaborazione del Comune di Bari, dell’Università “Aldo Moro”, dell’associazione Ethnic Cook e della Fiaf.

Quarantacinque volti: occhi segnati dal tempo, sorrisi giovani, pelle scura e non. E ancora: gli abbracci delle mamme e occhi orientali che raccontano tradizioni che vengono da lontano. Sono i “Fratelli in Italia”: qui vivono e lavorano. Amano e combattono ogni giorno per far crescere la propria famiglia. Hanno una casa e di questa terra si sentono figli. Adottivi, sì, ma sempre e comunque figli. Yvonne Cernò racconta la loro storia nella sua mostra fotografica. La storia di questi sguardi che incroci nella città di Bari. La fotografa barese ha messo insieme cattolici e musulmani, atei e profani perché i fratelli non sono mai tutti uguali anche se crescono nella stessa famiglia.

“Ho pensato spesso alla meravigliosa avventura che le persone di diverse nazionalità e religione ci propongono, al confronto, alle uguaglianze e disuguaglianze che ci fanno crescere - spiega Yvonne Cernò - a quanto ci possa arricchire il pensare in modo diverso ed essere cresciuti in mondi lontani e all’aver avuto la fortuna e l'occasione di raccontarsi, un giorno. Questa mostra è dedicata a tutte le persone  di origine diversa dalla nostra,  provenienti da altre nazioni, ma ben radicate nel nostro territorio; è un voler dare il mio contributo, con la fotografia, alla loro causa, al volere credere che siamo tutti cittadini del mondo e possiamo diventare anche 'Fratelli in Italia’. La mia è stata una bellissima esperienza: ho esplorato mondi diversi, ho conosciuto persone meravigliose, ho apprezzato tradizioni e costumi che non conoscevo, in tutta la loro originalità. Ringrazio, con tutto il mio cuore, coloro che hanno  collaborato alla realizzazione di questo mio progetto”. Così commenta la mostra Pio tarantini, fotografo e saggista: “Yvonne non ha voluto lavorare sui migranti appena arrivati, sulle situazioni di debolezza sociale e disperazione che caratterizzano gran parte del reportage sociale su un tema così scottante e drammatico. Ha scelto l’altra faccia della medaglia: quella in cui, con il loro integrarsi, i migranti non sono più stranieri ma diventano parte viva, attiva e positiva del nostro tessuto sociale. Le fotografie che ne sono scaturite e che sono state selezionate sono delle finestre aperte su persone e storie, su emozioni, riflessioni e speranze, e questo turbinio di sentimenti avviene attraverso il procedimento della “parte per il tutto” - nella linguistica è la figura retorica della sineddoche: si riprende un dettaglio, una parte di una persona, il viso e le sue espressioni, per cercare di mettere a fuoco la sua storia personale”.  


 


La mostra, a ingresso libero, resterà aperta fino al 12 ottobre.




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