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Forum giornaliste del Mediterraneo, a Bari incontro in memoria di Daphne Caruana Galizia

Petra Caruana Dongli e Caroline Muscat hanno raccontanto la storia della collega uccisa il 16 ottobre scorso a Malta in un attentato mirato a bloccare le scomode inchieste che stava conducendo

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 22/11/2017 da Redazione

#Pressphobia, la parola scelta per il 2° Forum delle Giornaliste del Mediterraneo, iniziato oggi Bari,  è la sintesi della paura dell’Informazione, ma anche delle persone che fanno informazione, tanto da diventare bersaglio di una guerra che spesso ha un’escalation costante. Lo hanno raccontato nella prima giornata del Forum promosso da Giulia giornaliste Petra Caruana Dongli e Caroline Muscat, raccontando la storia di Daphne Caruana Galizia, la giornalista uccisa il 16 ottobre scorso a Malta in un attentato  mirato a bloccare le scomode inchieste che stava conducendo. La sua è una storia di giornalismo investigativo che la ha costretta a subire quell’escalation di violenza che con i social,  ha raccontato Caroline Muscat, passa per gli hate speech, la distruzione della reputazione, l’attacco sessista -  Daphne era insultata come “strega” – per poi arrivare alle minacce, agli attacchi all’abitazione o al luogo di lavoro e  terminare nell’esercizio della violenza sulla pesona , fino all’omicidio.

Un episodio che sconvolge l’immagine di Malta come paradiso del benessere e che la rilancia come luogo di corruzione e traffici illeciti che non devono essere scoperti.

La morte di Daphne ha avuto una conseguenza immediata: una grossa parte della società civile si è animata, ha preso posizione scendendo in piazza e sostenendo quella piccola parte di giornalisti liberi che hanno fatto rete. Si chiama theshiftnews.com il luogo virtuale nel quale proseguono, con un contributo collettivo di giornalisti e di citizen journalism,  le inchieste di Daphne e la lotta per una vera democrazia.

La guerra per l’informazione è troppo spesso fatta di solitudine. Solitudine sotto scorta, come quella di Marilena Natale, nella sua non interrotta battaglia per “svelenire”, in tutti i sensi, la sua “terra dei fuochi”. Un’indagatrice fastidiosa, che oggi, con tutti i sui timori ha imparato a convivere e chiede “solo tempo, non forse per riuscire salvare la mia terra ma almeno per provarci”.

Aggressioni, intimidazioni, querele temerarie: tutti strumenti vissuti sulla propria pelle anche da Ester Castano e Fabiana Pacello, e in cui la lotta più grande è quella con la solitudine, con l’isolamento, il discredito sulla propria attività di cronisti. Esempi di numerosi altri casi che coinvolgono giornalisti in Italia (al 52° posto per la libertà di informazione), come a Malta, in Tunisia, in Kosovo, in Turchia e via proseguendo.

Per questo il messaggio lanciato in questa giornata è la necessità di costruire una scorta mediatica: l’appoggio della società civile, dei colleghi giornalisti, delle organizzazioni   per contrastare un meccanismo che da subdolo diventa violento di tacitamento della libera informazione. E il supporto anche dall’esterno, importante, ha ribadito Caroline Muscat, per non far spegnere i riflettori sulla vicenda.

 

Il Forum è organizzato da Giulia giornaliste su un’idea di Marilù Mastrogiovanni grazie al contributo di: Corecom della Regione Puglia, Consigliera di parità della Regione Puglia, FNSI (Federazione nazionale stampa italiana), USIGRai (sindacato giornalisti Rai), Idea Dinamica coop di giornalisti e con il Patrocinio della presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, Accademia della Crusca, Articolo 21, Ossigeno per l’Informazione, Università degli Studi di Bari, Archivio di Genere presso Uniba, Università del Salento, LIM (Laboratorio Interdisciplinare del Mediterraneo), Centro Studi Osservatorio Donna presso UniSalento, Associazione Una buona storia per Lecce, Comune di Lecce, CREIS (centro di ricerca europeo per l’innovazione sostenibile)




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