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Carceri, stato di agitazione del personale. Sit-in a Bari il 19 aprile

I lavoratori denunciano la gravissima carenza di organico nelle carceri di Puglia e Basilicata che si somma all'acclarato sovraffollamento che crea problemi di controllo e sicurezza

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 17/04/2019 da Redazione

Stato di agitazione del personale di polizia penitenziaria di Puglia e Basilicata. Le segreterie regionali e i coordinamenti regionali delle due regioni – Osapp, UilPa, Sinappe, Fns Cgil, Usppo e Fp Cgil – hanno organizzato, per il prossimo venerdì, 19 aprile, dalle 10.00, un sit-in di protesta davanti alla sede del Provveditorato regionale, in via Alcide De Gasperi 309, a Bari. Si tratta di una delle manifestazioni programmate dal personale di polizia penitenziaria per le prossime settimane, nell'ambito di una più vasta vertenza nazionale.

I lavoratori, da anni, denunciano la gravissima carenza di organico nelle carceri di Puglia e Basilicata che si somma all'acclarato sovraffollamento che crea problemi di controllo e sicurezza – 70% in più rispetto alla capienza regolamentare. Il personale copre appena il 40% dei turni, in particolare i turni serali e notturni. Ciò significa che i lavoratori in servizio sono dislocati su tre o anche quattro posti di lavoro, con giornate lavorative anche di 15 ore. Questa situazione, già di per sé insostenibile, è aggravata dal fatto che l'età media del personale è di 54 anni, con 30 anni di servizio. Non solo. Il 30% del personale presente in ogni sede usufruisce della legge 104/92 e delle correlate richieste di legge 151/2000. Tutto ciò ha come conseguenza la mancata concessione dei diritti spettanti al personale.

In merito, le organizzazioni sindacali avevano suggerito al Capo del Dipartimento, in un apposito incontro che si è tenuto nei giorni scorsi nella Casa Circondariale di Bari, di redigere le piante organiche non solo in base al numero dei detenuti presenti in ogni istituto ma anche tenendo conto dei posti di servizio, esistenti in ogni sede, turno per turno. Nonostante l'impegno del Capo di Dipartimento a rivedere le piante organiche, ad oggi, le organizzazioni sindacali registrano un nulla di fatto. Tale situazione comporta una lunghissima lista di situazioni deficitarie, che i lavoratori denunciano con forza: mancata copertura dei servizi, mancata copertura del lavoro straordinario obbligatorio, e non richiesto, mancata esclusione delle responsabilità dovute al sovraccarico di lavoro, scorte inadeguate per gli spostamenti dei detenuti. In merito, le organizzazioni sindacali hanno richiesto di adottare distacchi dalle sedi del nord e delle altre regioni con organico adeguato.

"La Fp Cgil – commenta a riguardo Patrizia Tomaselli, Segretario della Fp Cgil Puglia – ha incontrato lo scorso anno i lavoratori e le lavoratrici degli istituti penitenziari di Puglia. Lo spaccato che si è aperto ai nostri occhi è di un intero sistema in sofferenza, che arranca. Le carceri si reggono sul sacrificio quotidiano dei poliziotti che vanno sistematicamente ben oltre il loro regolare orario e che, il più delle volte, non possono usufruire delle ferie, che si accumulano negli anni. Il senso del dovere non può sostenere più di tanto lo stress da lavoro correlato che logora, specie queste professionalità, in cui attenzione e controllo sono peculiarità fondamentali connaturate al mestiere. Inoltre, da sempre la Polizia Penitenziaria ha dimostrato una maggiore vocazione sociale rispetto alle altre forze dell'ordine, una differenziazione che va salvaguardata e messa in valore. E che è una peculiarità fondamentale per quello che nel tempo vuole rappresentare il carcere. La professione del poliziotto penitenziario si è aggiornata ed evoluta, coerentemente con le politiche di umanizzazione e recupero del detenuto, che prevedono sezioni di vigilanza dinamica, e la presenza prossima di nuclei di Polizia penitenziaria all'interno delle strutture di Servizio Sociale per adulti e finanche in quelle dei minori. E' necessario, dunque, un massiccio investimento, che dovrebbe essere fatto non solo nella direzione delle assunzioni ma anche della formazione perchè la contenzione si deve accompagnare a un sostegno adeguato e a carichi di lavoro sopportabili. A tutte queste condizioni, che abbiamo più volte denunciato e sollecitato, si aggiunge adesso anche il peso da 90 del mancato rinnovo contrattuale degli operatori di polizia penitenziaria che conferma e rafforza lo stato di agitazione del personale.Il contratto è scaduto da 4 mesi e il governo non ha ancora convocato i sindacati, con il risultato che i lavoratori si ritroveranno con soli 6 euro lordi a testa in busta paga in più al mese come automatismo. È ora di finirla con l'uso propagandistico della sicurezza a fini elettorali! Noi vogliamo sostenere e valorizzare con forza il lavoro fondamentale effettuato da questi operatori, che meritano di essere attenzionati per le condizioni di vita, di lavoro e nel dovuto riconoscimento economico.'

 



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