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Tangenziale Ovest di Andria, Legambiente boccia il progetto e indica un'alternativa meno impattante

Il presidente Francesco Tarantini: 'Costruire una nuova strada in un'area pressoché integra, invece di allargare la carreggiata esistente, significa consumare territorio'

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 12/02/2018 da Redazione

Per Legambiente è da respingere il progetto di completamento della Tangenziale Ovest di Andria attualmente in fase di valutazione di impatto ambientale: non è infatti accettabile la soluzione individuata che prevede la costruzione di una bretella stradale a quattro corsie lunga circa 9 km lungo un nuovo tracciato che, attraversando l'agro a sud-ovest della città, produrrebbe interferenze e, in sostanza, degraderebbe un'area agricola produttiva di pregio, ricca di elementi di valore culturale, paesaggistico e naturale.

“I problemi di viabilità vanno affrontati e risolti scegliendo, tra le possibili alternative, quella che ha un minore impatto sull'ambiente – dichiarano Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, e Riccardo Larosa, presidente di Legambiente Andria – e l'opzione che oggi è sul tavolo non è affatto la migliore: costruire una nuova strada in un'area pressoché integra, invece di allargare la carreggiata esistente, significa consumare territorio; noi non possiamo che opporci ad una scelta di questo genere”.

“Per comprendere quello che potrebbe essere per davvero l'impatto paesaggistico-ambientale di quest'opera – precisa Domenico Delle Foglie, responsabile urbanistica di Legambiente Puglia – non ci si può fermare esclusivamente alla disamina dei suoli direttamente interessati ma è necessario guardare anche a ciò che sta attorno alla fascia di territorio che si vorrebbe occupare con questa infrastruttura: allargando la prospettiva si riesce immediatamente a percepire l'impatto negativo che tale nuova bretella stradale avrebbe su un comprensorio importante non solo per il suo valore agricolo, ma anche sotto il profilo paesaggistico-culturale per la presenza di manufatti architettonici, strutture rurali, giacimenti archeologici, segmenti della rete ecologica regionale etc. Inoltre non possiamo trascurare il fatto che questo nuovo tracciato potrebbe un domani diventare un pretesto per giustificare un inammissibile ulteriore ampliamento dell'area urbana: è un rischio che va evitato”.

Per queste ragioni Legambiente propone di abbandonare l'ipotesi formulata da ANAS, e successivamente ereditata e fatta propria dagli uffici provinciali, di costruire una variante dell'attuale tracciato della Strada Provinciale n. 2 e di seguire la più razionale soluzione già individuata dal Piano Strategico "Vision 2020" che più opportunamente prevedeva l'adeguamento del tracciato viario esistente, evitando di incidere su aree non compromesse.  

 “Nei decenni trascorsi – continuano Tarantini e Larosa – le amministrazioni pubbliche hanno spesso operato senza tenere conto della sostenibilità ambientale delle loro scelte, ma oggi non può più essere accettabile un modo di fare del genere; ci auguriamo che sia gli uffici e sia gli organi politici vorranno ascoltare il nostro parere e fare la scelta giusta, adottando soluzioni in grado di tutelare il nostro territorio”. 



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