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Cooperazione come fattore di crescita: accordo tra il distretto produttivo pugliese 'Dialogòi' e Confcultura

I lavori vedranno in concreto l'esigenza di mappare l'intero territorio nazionale e quello estero, proponendosi con un format di lavoro coeso e pragmatico elaborato per step

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 08/08/2018 da Redazione

La cooperazione come fattore di crescita imprenditoriale e territoriale con proficue ricadute in ogni settore, non solo culturale. Questa la visione espressa attraverso l'incontro tenutosi a Roma qualche giorno fa nella sede di Confimi Industria voluto e promosso da Sergio Ventricelli, presidente del Distretto Produttivo pugliese dell'Industria Culturale Dialogòi e Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, entrambi responsabili nella verticale dell'Industria Culturale e dei Servizi alle Imprese di Confimi Industria. Con loro, il direttore generale di Confimi Fabio Ramaioli, Fabrizio Benvenuto di Com.m.edia e Dea Furii per Dialogòi, nonché alcuni associati di Confcultura: P.L. Ferrari & Co. (Brookers), Arte'm (editrice) e Best Union.

Due realtà, Confcultura e Dialogòi, che fanno dell'associazionismo la viva espressione di un territorio multi-sfaccettato che vuole cogliere in maniera congiunta, e dunque con più forza, le crescenti opportunità progettuali che si vanno delineando nell'imminente futuro.


"C'è massima sintonia sul voler costruire nuove opportunità assieme – ha dichiarato il presidente Ventricelli -, creando un gruppo di lavoro allargato, con molteplici competenze e capace di interloquire con le principali istituzioni politiche e amministrative, incluse le Soprintendenze, le Direzioni Regionali, il Ministero per i Beni e le Attività culturali, il Governo, rappresentando le esigenze e le proposte delle imprese della cultura".


Confcultura è un'associazione che dal 2001 aggrega le imprese che gestiscono musei, siti archeologici e luoghi della cultura con la convinzione che i beni culturali siano leve di sviluppo e di progresso per l'intera società; Dialogòi è uno dei diciotto Distretti pugliesi istituiti e riconosciuti dalla Regione nel 2010 ed è costituito da una rete di imprese collegate tra loro per filiere (Comunicazione, Editoria, Industria Grafica e Cartotecnica, Industria Turistica e Musicale) che svolgono, con il coinvolgimento delle istituzioni, attività anche al di fuori del territorio regionale. 

Il Distretto Dialogòi raggruppa a oggi oltre 140 imprese nonché una ventina tra enti, centri di ricerca, università, organizzazioni e associazioni. Sarebbe dunque una straordinaria catapulta per le associate che godrebbero di un approccio lavorativo d'avanguardia, mentre per Confcultura la possibilità di incrementare la valorizzazione del proprio percorso attraverso un partner strategico.

Confimi fungerà invece da raccordo inter-associativo al quale sarà riservata, attraverso la propria segreteria, buona parte delle attività istituzionali.

I lavori vedranno in concreto l'esigenza di mappare l'intero territorio nazionale e quello estero, proponendosi con un format di lavoro coeso e pragmatico elaborato per step: individuazione del progetto, strutturazione del cluster di aziende partecipanti alle attività, progettazione e messa in opera.

"Due gli argomenti di imminente interesse – prosegue ancora Ventricelli -: la possibilità di partecipare alla prossima call dell'IPA, Italia-Albania-Montenegro, col trasferimento di buone prassi e di servizi nella gestione dell'industria culturale dall'altra parte dell'Adriatico e poi "Matera 2019", dove occorre verificare le varie opportunità che la Fondazione vorrà mettere a bando. Lo scalo aeroportuale di Bari per esempio, il più importante della Puglia, potrebbe costituire la convergenza culturale, economica e sociale di più territori. Per raggiungere Matera infatti, il Karol Wojtyła è l'aeroporto più vicino geograficamente così come lo è per Tirana, in Albania, dal quale dista solo 35 minuti di volo. Ipotizzabile infine, rispolverare uno dei progetti collegati al corridoio paneuropeo VIII nato per favorire il trasporto di persone e merci nell'Europa Centrale e Orientale e che in origine avrebbe dovuto collegare i porti di Bari e Brindisi con l'Albania la Macedonia e la Bulgaria. Poco importa se si costruisca un corridoio di 1.500 km, basterebbe usare Matera 2019 come cassa di risonanza per accendere i riflettori e gli interessi internazionali su una macro-area ben più estesa della sola Basilicata".



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