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Puglia, 125 comuni coinvolti dal taglio dei servizi di Poste Italiane

L'allarme lanciato dal Movimento 5 Stelle: 'Piccoli centri privati di un servizio essenziale per il quale Poste incassa 262,4 milioni di euro l’anno di soldi pubblici'

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 03/11/2017 da Redazione

“Il contratto di programma 2015-2019 siglato tra Poste Italiane e Ministero dello Sviluppo Economico ha portato al cosiddetto “Piano di razionalizzazione” che ha già coinvolto ben 86 paesini nelle province di Foggia (54), Brindisi (8) e Lecce (24) e riguarderà a breve ulteriori 39 località pugliesi, di cui 22 del tarantino tra cui Castellaneta, Laterza, Palagianello, Palagiano e Mottola”.

 

A lanciare l'allarme è il Movimento 5 Stelle con i deputati L'Abbate e Scagliusi. “Il totale complessivo è di 125 comuni pugliesi - attaccano i pentastellati - dove è stata introdotto o lo sarà a breve la consegna a giorni alterni della corrispondenza, dando il via alla chiusura di numerosi uffici postali nei piccoli centri e privandoli, così, di un servizio essenziale per il quale Poste incassa 262,4 milioni di euro l’anno di soldi pubblici. Una nuova ondata di tagli che ha prodotto tonnellate di missive in giacenza, con bollette consegnate anche dopo la scadenza, e compromettendo persino invii prioritari, come raccomandate dell’Inps, avvisi di Equitalia e telegrammi.

Non solo – dichiarano i deputati Giuseppe L’Abbate ed Emanuele Scagliusi (M5S) – questo scellerato piano di riorganizzazione, messo in atto con il benestare del Governo e che andrà a regime ad inizio 2018 e coinvolgerà 5.300 comuni, contrasta con le norme Ue che obbligano gli Stati membri ad assicurare la raccolta e la distribuzione degli invii postali al domicilio del destinatario ‘come minimo cinque giorni lavorativi a settimana’ e che, solo in presenza di circostanze o condizioni geografiche eccezionali, sia ammissibile la fornitura per un numero inferiore di giorni”.

Profili di eccezionalità che, per ammissione delle stesse Poste Italiane, sono assenti. Difendendosi davanti al TAR, Poste Italiane ha infatti ammesso che la riduzione del servizio non dipende da particolari difficoltà nel raggiungere le località interessate bensì da un mero calcolo di convenienza economica. Anche il Parlamento europeo è intervenuto sulla materia: oltre un anno fa ha approvato una risoluzione che ribadiva la necessità, da parte degli Stati Ue, di garantire il servizio universale e il mantenimento degli sportelli postali proprio in quelle aree remote, montane, disagiate e a maggiore rischio di isolamento.

“Perché l’Italia sta facendo tutto l’opposto, rischiando di incorrere in una procedura d’infrazione europea per violazione del diritto degli utenti? Un ulteriore danno – concludono L’Abbate e Scagliusi (M5S) – che sarà scaricato sulle teste e sulle tasche dei cittadini”.

Dei 125 comuni pugliesi coinvolti, 86 hanno già subito la mannaia di Poste Italiane; a breve, invece, saranno interessati 39 nuovi comuni pugliesi: 13 nella Terra di Bari (Acquaviva delle Fonti, Binetto, Cassano delle Murge, Conversano, Gioia del Colle, Grumo Appula, Noci, Ruvo di Puglia, Sammichele di Bari, Sannicandro di Bari, Santeramo in Colle, Toritto, Turi); 4 nella provincia di Barletta-Andria-Trani (Minervino Murge, San Ferdinando di Puglia, Spinazzola, Trinitapoli) e 22 nel tarantino (Avetrana, Carosino, Castellaneta, Crispiano, Faggiano, Fragagnano, Laterza, Leporano, Lizzano, Maruggio, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Mottola, Palagianello, Palagiano, Pulsano, Roccaforzata, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Statte, Torricella).



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