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Sanità, consigliere regionale salvato da un infarto: 'Curato da bravi medici, il sistema funziona'

Il presidente della Commissione sanità della Regione Puglia: 'All'ospedale Vito Fazzi ho incontrato eccellenze ed alte professionalità'

Pubblicato in Salute il 28/06/2018 da Redazione

Un caso che non è l’eccezione ma la regola della buona Sanità. E che regala la gioia non scontata di poterlo raccontare agli altri. A parlare, stamane nella sala conferenze del Polo Oncologico di Lecce, il “paziente” Giuseppe Romano, smessi per un attimo i panni del politico.

“Questa esperienza – ha detto il Presidente della Commissione Sanità della Regione Puglia Giuseppe Romano - mi ha fatto conoscere direttamente sulla pelle le eccellenze importanti della nostra sanità, a cominciare dal primario infettivologo  del ‘Perrino’ di Brindisi Piergiorgio Chiriacò e dal primario cardiologo Gianfranco Ignone con il suo ecocardiografista Ermanno Angelini. Mi hanno scoperto una ‘voragine’ sul cuore ed hanno chiesto immediatamente una consulenza del primario cardiochirurgo del ‘Fazzi’ di Lecce, dott. Giovanni Casali. La diagnosi era impietosa: una endocardite che non lasciava molte speranze. In quei momenti, come si può facilmente immaginare, mi sono state suggerite tantissime alternative, sia in Italia  che all’estero. Io, invece, ho fatto una scelta importante e ho deciso per la Puglia. Devo dire grazie al direttore generale dell’Asl di Lecce Ottavio Narracci il quale mi ha convinto a fidarmi e ad affidarmi delle capacità indiscusse del dott. Casali. Nel ‘Fazzi’ ho incontrato eccellenze ed alte professionalità: nel reparto di emodinamica il primario f.f. dott. Giuseppe Colonna e poi l’intera équipe della cardiochirurgia del dott. Casali che ha compiuto una impresa grazie a grandi capacità e ad un modello organizzativo eccellente”.

“Dopo quello che mi è accaduto – ha sottolineato ancora Romano -  ho rivisto il mio pensiero sul ruolo delle grandi strutture. Per anni, anche nell’ambito del ruolo che rivestivo e rivesto, ho fatto battaglie importanti per difendere la dimensione medio-piccola della prestazione ospedaliera, perché ritenevo che solo lì poteva esserci umanità ed una risposta diretta ai bisogni del malato. Ero convinto, invece, che nelle strutture di grandi dimensioni contassero solo i numeri, le statistiche. Insomma, avevo dei pregiudizi che adesso ho completamente rimosso. Una persona si salva, in presenza di patologie gravi, quando c’è casistica operatoria, esperienza, professionalità. E poi c’è attenzione verso il paziente che risulta addirittura encomiabile. Tutto questo nonostante la mannaia 

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