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I pugliesi e il cibo: un rapporto 'confusionario' e disinformato

Un'indagine promossa dall’A.B.A.P. ha rivelato una scarsa attenzione ai contenuti nutrizionali degli alimenti

Pubblicato in Salute Enogastronomia il 15/12/2016 da Redazione

Fast food e take away, intolleranze e allergie, anoressia e obesità. Il modello di Dieta Mediterranea è stato messo a dura prova dalle trasformazioni, industriali e sociali, avvenute negli ultimi cinquant’anni in Italia, che hanno determinato radicali cambiamenti nelle abitudini al consumo alimentare. È preoccupante l’esplosione dell’obesità infantile nel nostro Paese e l’aumento delle patologie metaboliche negli adulti. Eppure per difenderci dalle distorsioni del consumismo, basterebbe solamente riscoprire le nostre tradizioni culinarie e ricordarsi che l’attività fisica costante gioca un ruolo fondamentale per la salute degli individui. Da uno studio recente condotto nel 2015 sembrerebbe che solo il 20% degli italiani seguirebbe la dieta mediterranea e che sempre più italiani optano per i cosiddetti cibi spazzatura (Junk Food).

 

Ma quanti pugliesi seguono la dieta mediterranea?
Che rapporto hanno i pugliesi con il cibo spazzatura?  
Che grado di conoscenza hanno sul consumo alimentare?
Con quale frequenza praticano attività fisica e/o sportiva?

 

La risposta a questi ed altri quesiti con dovizia di particolari è emersa dai dati elaborati nell’Indagine sugli Stili di Vita e Aderenza alla Dieta Mediterranea promossa dall’A.B.A.P. (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi) in collaborazione con il MeDì (Istituto Europeo per la Dieta Mediterranea Margaret e Ancel Keys) e realizzata nell’ambito del project-work dai corsisti del Master in “Alimentazione e Nutrizione Umana” (18° edizione).

L’indagine - condotta tramite la somministrazione di questionari - ha coinvolto l’intero territorio pugliese ed un campione di circa 5.000 cittadini (59% femmine, 41% maschi) aventi età media di 41 anni, che hanno rivelato una scarsa attenzione ai contenuti nutrizionali degli alimenti. Non solo, rispetto agli italiani, i pugliesi non sono da meno.

Oltre il 60% è convinto di seguire abbastanza la dieta mediterranea, ma in realtà dai dati emerge che hanno un rapporto confusionario e disinformato sul cibo.

I risultati completi saranno pubblicati in forma aggregata e saranno illustrati nel corso del workshop che si terrà sabato 17 dicembre, dalle 14:00 alle 18:00, presso la sede A.B.A.P., di Bari.

Interverranno la presidenta dell’A.B.A.P., Elvira Tarsitano; la Responsabile Scientifica del Progetto, Valeriana Colao; la Coordinatrice Elisabetta Cavalcanti dell’Istituto Europeo per la Dieta Mediterranea; i corsisti e le corsiste che hanno condotto l’indagine, oltre a personalità del mondo scientifico. Modererà i lavori la giornalista Alma Sinibaldi.

L’obiettivo dello studio è stato quello di valutare il livello delle conoscenze degli intervistati relativamente ai contenuti nutrizionali degli alimenti e dell’adozione dello stile e della dieta mediterranea. Elaborare informazioni sullo stile di vita e sulle abitudini al consumo alimentare dei cittadini pugliesi secondo il modello della dieta mediterranea. Sensibilizzare i consumatori a considerare l’atto del “fare la spesa” come un momento fondamentale nella determinazione delle nostre condizioni di salute. Favorire uno scambio di informazioni al fine di promuovere la cultura della conoscenza e del benessere.

La “Dieta Mediterranea” e lo stile mediterraneo, modello appunto dagli indiscussi effetti benefeci sulla salute è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio culturale dell’umanità. Non è una semplice dieta ma rappresenta un insieme di competenze, conoscenze  e tradizioni che vanno dal territorio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare il consumo di cibo.

Più che parlare di dieta bisognerebbe proporre lo stile di vita mediterraneo, un elisir di lunga vita studiato per la prima volta, a metà del secolo scorso, da due scienziati americani, il biologo Ancel Keys e la biochimica Margaret sua moglie.

Numerosi studi hanno dimostrato come questo modello alimentare sia valido, equilibrato, adatto a qualsiasi età ed in grado di prevenire e diminuire il rischio delle cosiddette malattie del benessere (obesità, diabete, ipertensione, disturbi digestivi e tumori).

Le abitudini alimentari italiane, comprese quelle dei pugliesi, stanno profondamente cambiando, adeguandosi alla globalizzazione, con diete non equilibrate che alterano le nostre funzioni fisiologiche, trascurando un patrimonio culturale e gastronomico che ha fatto del popolo italiano uno dei più longevi al mondo. 



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