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Gravidanza, quando le donne hanno paura di prendere peso

Si chiama 'pregoressia', i consigli della nostra esperta

Pubblicato in Salute il 14/03/2018 da Stefania Sinesi
immagine tratta dal web

Negli ultimi anni, molte donne in gravidanza hanno il timore di prendere peso: soffrono cioè di “pregoressia”, un Disturbo dell’Alimentazione, apparentemente sottovalutato e non ancora ufficialmente riconosciuto come disturbo dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, accanto ai più noti e già classificati disturbi come l’Anoressia e la Bulimia.

Il termine, di origine inglese, deriva dall’unione delle parole pregnancy e anorexia (in italiano gravidanza e anoressia).

Secondo il Norvegian Mother and Child Cohort Study soffre di pregoressia il 5% delle future madri e, dato sconcertante, è che in USA il 30% delle donne in gravidanza non aumenterebbe del peso minimo necessario a consentire il corretto sviluppo del feto, a causa di diete restrittive e di pratiche eccessive di esercizio fisico.

La pregoressia si può riscontrare in donne che hanno già sofferto di Disturbi dell’Alimentazione; aumentandone il rischio di ricaduta, ma anche in donne che non ne hanno mai sofferto.

Tali comportamenti, oltre a creare rilevanti disagi psicologici e fisici per le madri (tra i quali anemie, disturbi depressivi e ipertensione con effetti disastrosi su organi e apparati), ha implicazioni molto gravi per il feto, come l’eventualità di andare incontro a malformazioni.

La mancanza di accettazione del proprio corpo, il sentirsi inadeguate e non all’altezza della situazione, il parlare della gravidanza in modo distaccato, l’ossessione per il calcolo delle calorie assunte, il mangiare in solitudine, il saltare i pasti, accompagnati da un’attività fisica eccessiva, sono alcuni campanelli di allarme che potrebbero portare all’insorgenza della pregoressia.

Durante la gravidanza, ci si preoccupa di monitorare lo stato di salute del feto da un punto di vista strettamente medico, attraverso anche l’utilizzo di nuove e avveniristiche tecnologie, ma sarebbe opportuno supportare le future mamme da un punto di vista psicologico in un momento, quale quello della gravidanza, in cui assistono ad un drastico cambiamento del loro corpo, cambiamento non sempre accettato.

Questa nuova patologia potrebbe rapidamente dilagare anche in Italia, facilitata, ma non “causata” anche a causa di certe foto postate sui social network da alcune influencers che ritraggono i loro pancini da cui, a malapena, si intravedono i segni della loro gravidanza in corso.

In gravidanza, la figura del ginecologo riveste un ruolo fondamentale, in quanto capace di intercettare precocemente il manifestarsi del disturbo nel corso delle visite periodiche e di prescrivere un’alimentazione adeguata tale da garantire al feto un normale sviluppo e, in caso di necessità, di inviare ad uno specialista per fornire alla futura mamma un supporto psicologico.

L’accettazione del proprio corpo, se incentivata sin dall’infanzia e dall’adolescenza, permetterebbe di sviluppare fattori protettivi tali da prevenire gravi rischi per la salute della futura generazione, rischi causati proprio dalla grande fatica che fanno alcune future madri a vedere il loro corpo che cambia.

 

 

 

 



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