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Nuova sede Consiglio regionale pugliese, M5s: 'Anni di ritardi e aumento esponenziale dei costi'

I consiglieri pentastellati hanno ripercorso la vicenda analizzando le spese effettuate per la costruzione della nuova struttura

Pubblicato in Politica il 19/07/2018 da Redazione

“Quello che sta accadendo dal 2003 ad oggi per la costruzione della nuova sede del Consiglio regionale è un gigantesco scandalo da manuale nella realizzazione di un’opera pubblica che, ironia della sorte, dovrebbe essere l’icona più prestigiosa della politica pugliese. Una storia che dura da oltre 15 anni e che, ad oggi, costa ai pugliesi oltre 90 milioni di euro.” Lo hanno dichiarato i consiglieri del M5S Antonella Laricchia, Grazia Di Bari e Gianluca Bozzetti nel corso di una conferenza stampa in cui hanno illustrato le criticità del progetto e i costi sostenuti dai pugliesi. “In quasi un anno di approfondimenti abbiamo cercato di fare chiarezza su quanto accaduto. È emerso un preoccupante quadro sul quale chiameremo, attraverso un esposto, a pronunciarsi la Procura di Bari, la Corte dei Conti e l’ANAC al fine di accertare ogni eventuale responsabilità; depositeremo, inoltre, una mozione urgente finalizzata ad evitare il pagamento delle parcelle dei progettisti che ad oggi ammontano a circa 12 milioni di euro”.

 

I consiglieri cinquestelle hanno ripercorso tutte le tappe della vicenda, analizzando sia l’aumento di tempi che quello dei costi, a partire dal 2003 data di aggiudicazione della gara di progettazione per un importo complessivo di 39.500.000 euro. Una cifra a cui si sono aggiunti dal 2003 al 2010 i costi di alcune prime varianti al progetto stesso per un importo di 27.830.690€ che hanno fatto lievitare il costo dell’opera, alla data di aggiudicazione dell’appalto (26 aprile 2010), fino a 67.330.690 €.

 

“Iniziamo con il sottolineare - hanno detto i cinquestelle - la singolarità di un progetto che avrebbe dovuto garantire la realizzazione dell’opera con 39,5 milioni ma che già nei successivi sette anni ha richiesto varianti per addirittura oltre 27 milioni, arrivando  quasi a raddoppiare l’importo iniziale.”

 

Varianti progettuali che non sempre hanno convinto i consiglieri pentastellati: “In alcuni casi si stanziavano milioni di euro per adeguare alle sopravvenute normative antisismiche un progetto che già dal 2003 doveva essere rispondente alle normative antisismiche. Il sospetto espresso non da noi, ma dalla stessa Regione Puglia nel momento in cui si era costituita parte civile nella memoria difensiva depositata presso il GUP del Tribunale di Bari in data 04/07/08 è che il costo dell’opera fosse stato <<artatamente “compresso” nell’importo di 39,5 milioni di euro (immediatamente al di sotto del limite massimo) al solo fine di rientrare nei parametri imposti dal bando, per poi assumere portata reale in relazione alle effettive esigenze ed ai contenuti del progetto>>.”

 

 

I cinquestelle sono poi passati ad analizzare anche alcuni degli interventi inseriti nelle successive 5 varianti in corso d’opera intervenute dal 2012 ad oggi che hanno fatto lievitare l’importo complessivo dei lavori di ulteriori 27. 668.000 € arrivando all’entità dei lavori attuali di quasi 95.000.000€: quasi il triplo rispetto ai 39,5 milioni del 2003.

 

“Abbiamo scovato anche in questo caso - hanno detto Laricchia, Bozzetti e Di Bari - alcune spese quantomeno sospette soprattutto tenendo conto che la legge ed in particolare l’art.1 della L. 241/90 impone sia alle P.A. che ai privati preposti all’esercizio di attività amministrative di agire sempre secondo criteri <<di economicità>> e <<di efficacia>>”. I cinquestelle hanno puntato il dito, ad esempio, sulla scelta “inspiegabile” di acquistare delle plafoniere “esclusive e ricercate” al costo di 637€ cad. sapendo che plafoniere con prestazioni illuminotecniche identiche sul mercato avrebbero un costo che oscilla tra i 130-150€; una scelta della Direzione Lavori che non ha incontrato nessun impedimento da parte dell’amministrazione regionale, che ha generato un maggior costo per le casse pubbliche di circa 830.000 €, per n° 1637 plafoniere. 


Laricchia, Bozzetti e Di Bari hanno concluso individuando le precise responsabilità politiche di chi doveva controllare e non l’ha fatto: “Si tratta di esponenti dei vecchi partiti sia di destra che di sinistra.  A cominciare da Raffaele Fitto, Presidente della Regione Puglia nel 2003, ovvero nel periodo di conclusione della gara di progettazione poi dichiarata  «illecita» dalla Cassazione, continuando con il presidente Nichi Vendola, sotto la cui Giunta tutte le varianti progettuali sono andate avanti senza incontrare ostacoli, e il suo assessore alle Opere Pubbliche Fabiano Amati; si arriva poi all’attuale Presidente Michele Emiliano, già governatore quando è stata approvata la 5° variante, la più ingente, per un importo addirittura di oltre 19 milioni. Eppure il 4 maggio 2015 il Consiglio di Stato aveva prescritto l’obbligo per la Regione di valutare il prioritario interesse della Collettività, a ripristinare la legalità, demolendo l’opera e rifacendo la gara di progettazione, con criteri di correttezza e legalità. E ciò quando i lavori erano ancora al 10% di avanzamento. All’epoca il governo Emiliano decise  di andare avanti, stabilendo che la legalità era da considerarsi secondaria rispetto all’interesse finanziario delle Casse Regionali; una evidente contraddizione  dal momento che, proprio sotto Emiliano, sulle stesse casse regionali venivano scaricati gli enormi costi della 5° variante, della cui estesa infondatezza si è innanzi ampiamente detto. L’auspicio - hanno concluso - è che la nostra azione ora serva ad individuare tutti i responsabili di questa scabrosa vicenda e soprattutto a restituire giustizia alla Puglia e ai pugliesi.”



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