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Depenalizzazione reato di stalking, l'allarme dei centri antiviolenza e sindacati pugliesi: 'Decisione inconcepibile' (VIDEO)

Tra i cambiamenti previsti anche l’impossibilità per la donna di revocare una querela per stalking. Morga (CGIL): 'Chiediamo la convocazione di un tavolo interministeriale'

Pubblicato in Donne il 18/07/2017 da Alessandra Rizzi

 

“La sostanziale depenalizzazione del reato di stalking, che entrerà in vigore il 4 agosto, è inconcepibile, così come è inconcepibile che si possa stabilire il risarcimento senza consultare la vittima, ma sulla base di criteri non ben definiti. Non è accettabile, inoltre, che ancora una volta venga scaricato sulla donna il peso della decisione della denuncia irrevocabile, con la conseguenza che molte donne sarebbero portate a non denunciare: infatti, la vittima di episodi minori di aggressività dovrà porsi la domanda se, visto che una volta aperto il procedimento esso andrà avanti d’ufficio, sia il caso o meno di sporgere denuncia”. È un grido di allarme quello che le segreterie regionali di CGIL, CISL, UIL, insieme alle Associazioni che gestiscono i Centri Antiviolenza in Puglia (Associazione Giraffah Onlus, Safya centro antiviolenza di Polignano,  Cooperativa Sociale Comunità  San Francesco,  centro antiviolenza RiscoprirSi, Centro Antiviolenza Renata Fonte in Lecce, Cooperativa sociale C.R.I.S.I., Centro Mobbing e Stalking UIL) lanciano in merito alla mancata modifica dell’art. 162 ter del codice di procedura penale che entrerà in vigore il 4 agosto e potrà essere applicato ai procedimenti in corso, vanificando di fatto il lavoro svolto fino ad oggi da tutti i centri che accolgono le donne.

Non c’è solo quindi la possibilità che alcuni reati- tra i quali lo stalking che viene così svuotato di gravità- per i quali si incorre in un massimo di 4 anni di reclusione possano essere estinti dietro pagamento di un’ammenda, ma addirittura l’impossibilità per la donna di revocare un’eventuale querela per stalking. Naturalmente dire a una donna che con fatica e dopo un lungo percorso decide di rivolgersi a un centro antiviolenza che la querela per stalking non potrà mai più essere revocata, significa gravarla di un peso psicologico notevole e che comporterà, nelle azioni con meno violenza fisica ma notevole violenza psicologica, un numero sempre più basso di querele.

“È davvero assurdo”- ha dichiarato Antonella Morga Segretario Generale della CGIL- e dobbiamo a gran voce esprimere la nostra preoccupazione. Perché da un lato si grida all’allarme che vede in preoccupante ascesa i crimini nei confronti delle donne, le violenze più assurde nei loro confronti e anche a danno dei minori, e dall’altro lato si depenalizza un reato come lo stalking che sappiamo essere l’anticamera del femminicidio. Pertanto, da qui in Puglia dove c’è una rete molto attiva dei sindacati e delle associazioni abbiamo ribadito l’assurdità della decisone e l’urgenza di lanciare un segnale d’allarme. Chiediamo la convocazione di un Tavolo interministeriale: lavoro, giustizia interni e pari opportunità insieme alle rappresentanze dei centri anti violenze e delle associazioni, per costruire un impegno che deve essere una presa in carico vera del tema della violenza sulle donne”.

 

Vera Guelfi responsabile del centro Mobbing-Stalking Uil Puglia contestualmente al grido d’allarme lancia un appello alla Regione Puglia. “Come UIL chiediamo alla Regione di potenziare i centri antiviolenza presenti nel territorio, di far sentire maggiormente la vicinanza delle Istituzioni a chi quotidianamente lavora affrontando situazioni complesse e sofferte. Diventa fondamentale trovare le risorse necessarie per aiutare concretamente i centri antiviolenza.”

 

“Si sta vanificando il lavoro quotidiano, duro e complesso, dei centri antiviolenza e di tutte quelle associazioni che affiancano le donne che subiscono violenza- fa eco Salvatore Castrignanò, Segretario della Cisl Puglia. “E ancor più incomprensibile è il silenzio del Parlamento. Come è possibile che non si sia creato un movimento trasversale di indignazione che non si rende conto che dietro un solo comma c’è un mondo di sofferenza sul quale in questo modo si aggiunge solo ulteriore sofferenza?”.

Anche le associazioni e i centri antiviolenza hanno espresso dubbi e perplessità. “Le organizzazioni sindacali della Puglia si sono fatte portavoce a livello nazionale, perché il grido di allarme venisse lanciato”- ha dichiarato la presidente di Giraffah Maria Pia Vigilante-. “Continuare a parlare di repressione e non di sensibilizzazione significa non lanciare mai una vera modifica culturale. Con questa proposta siamo tornati indietro al 2013 quando già si discuteva di rendere la querela irrimettibile. Stabilire che le donne non possono più rimettere la querela significa ledere la libertà, l’autodeterminazione e l’autonomia delle donne, lavoro che invece quotidianamente noi dei centri antiviolenza facciamo. Assumere che il magistrato possa decidere l’ammontare dell’ammenda allo stalker e imporglielo, senza avere il consenso della donna, significa che quella donna non esiste più, significa infliggere a quella donna un ulteriore gesto di violenza”.

 Ma un ulteriore problema emerso è l’assoluta mancanza di un piano antiviolenza nazionale e  quindi di finanziamenti. Molti centri continuano a lavorare con fatica, senza fondi e senza garantire il giusto compenso agli operatori dei centri antiviolenza. Ma non solo. L’assenza di fondi rende impossibile poter in qualche modo aiutare concretamente le donne vittime di violenza che possono ripartire solo esclusivamente dall’autonomia economica, dall’autodeterminazione, dall’inserimento socio-lavorativo. E dalla dignità che inevitabilmente ne consegue.

 

 



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