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Torino, i giudici non credono alla storia di una donna stuprata. Non una di meno Bari: 'Sentenza con forte impatto negativo'

Il movimento contro la violenza sulle donne: 'Così si rafforza il potere dello stupratore e si indebolisce quello di chi decide di denunciare. Senza consenso è stupro!'.

Pubblicato in Donne il 12/04/2017 da Redazione

In tutta Italia, da Gioia Del Colle a Torino, nei tribunali si continua a perpetrare violenza contro le donne.

Gioia Del Colle (Ba): condannato a 6 anni e 3 mesi per aver ucciso la moglie a martellate. Il PM avevo chiesto 14 anni, ma gli sono state riconosciute attenuanti motivate dalle provocazioni che l’uomo avrebbe subito dalla moglie.

Torino: assolto da stupro perché lei non urla

Lo scorso febbraio, il Tribunale di Torino ha assolto Massimo Raccuia, Ex commissario della Croce Rossa, accusato da Laura (nome fittizio) una dipendente interinale, per molestie e stupro.

Le giudici infatti non hanno creduto alla versione di Laura perchè a Massimo Raccuia, avrebbe detto “soltanto” le parole: «No, basta» mentre la molestava. Inoltre Laura «non urla» quando Raccuia tenta di spogliarla. E dulcis in fundo «non riferisce di sensazioni o condotte molto spesso riscontrabili in racconti di abuso sessuale, sensazioni di sporco, test di gravidanza, dolori in qualche parte del corpo».

“Come se non bastasse il danno – dichiarano in una nota le componenti del movimento #nonunadimeno - , anche la beffa: la giudice Diamante Minucci ha deciso di giudicare inverosimile il racconto e Laura adesso, rischia di vedersi imputata in un processo per calunnia”.

“Siamo vicine a Laura – continua la nota - sottoposta a domande terrificanti, come il perché non abbia urlato o perché non si sia ribellata al suo stupratore. E ci stringiamo intorno a tutte coloro che nei processi per stupro, si trovano a dover subire ancora una volta violenza: raccontare davanti ai loro aguzzini, i particolari di ciò che hanno subito”.

“Non possiamo lasciar correre – concludono le componenti del movimento - una sentenza che di fatto, legittima a credere che non sia sufficiente dire NO, una sentenza che standardizza il comportamento di dissenso ed esclude la responsabilità per la violenza sessuale. Una sentenza che ha un fortissimo impatto negativo, quello di rafforzare il potere dello stupratore e indebolire quello di chi decide di denunciare. Senza consenso è stupro!”. 



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