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Bari, all'istituto oncologico un convegno su 'Donne medico in carriera: una montagna da scalare'

Un appuntamento declinato al femminile proprio per accendere i riflettori sulla difficile conciliabilità tra posizioni apicali e camici rosa

Pubblicato in Donne il 08/11/2017 da Redazione

Una dedica alla componente femminile in corsia. E insieme, un omaggio all’intelligenza e alla caparbietà del gentil sesso in camice bianco che, nonostante le barriere emotive e gli ostacoli all’accesso alla professione, non si è arreso al destino di un divario di genere ancora radicato.  Parte dalla sfida che quotidianamente si ritrovano ad affrontare i medici con la gonna, il convegno in programma venerdì 10 novembre alle 14.30 nella sala congressi dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”: un appuntamento declinato al femminile proprio per accendere i riflettori sulla difficile conciliabilità tra posizioni apicali e camici rosa.  

La tavola rotonda dal titolo "L’insidioso legame tra patologie venose e malattia neoplastica. Percorsi multidisciplinari al femminile" nasconde, però, una doppia anima. Da un lato, la presenza di relatrici, moderatrici, discussant e responsabili scientifiche tutte rigorosamente donne, contribuirà ad aggiungere al vivace dibattito sulle pari opportunità anche in ambito sanitario, la voce delle protagoniste dell’Irccs barese: chirurghe toraciche, cardiologhe, oncologhe, interniste, ematologhe laboratoriste, angiologhe, pneumologhe, radiologhe, anestesiste e rianimatrici. Tutte pronte a lottare per ambire a un sistema sanitario che vada incontro e non contro le donne. Ad incarnare il messaggio racchiuso nella prima parte del convegno sarà Serenella Molendini, già consigliera di parità della Regione Puglia.           
Dall’altra, il convegno, nato dalla collaborazione tra le professioniste dell’Istituto Tumori e le colleghe del Policlinico di Bari, si farà occasione per approfondire la tematica rovente del legame molto frequente, tra patologie venose e malattia neoplastica, una complicanza talvolta mortale. Per scongiurare questo pericolo, l’Istituto di ricerca guidato dal Direttore Generale Antonio Delvino «ha messo a punto armi che vengono cucite addosso ai pazienti che presentano un più alto rischio trombotico- spiegano la dottoressa Annamaria Catino, oncologa, e la dottoressa Agnese Maria Fioretti, cardiologa, responsabili scientifiche del convegno. L’incontro di venerdì sarà quindi momento di confronto, per esempio, anche sui nuovi anticoagulanti orali, già presenti sulla scena internazionale. L’idea di fondo è che non si possono fare scelte terapeutiche senza coinvolgere i vari specialisti; da qui, i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali su diverse patologie neoplastiche di cui l’IRCCS può fregiarsi, grazie all’intenso lavoro dei team multidisciplinari».

A voler entrare nel dettaglio, l’ostruzione delle vene rappresenta, infatti, una delle cause più importanti di morbilità e mortalità nei pazienti oncologici, in particolare il tumore polmonare è una delle eziologie più a rischio. Inoltre, il rischio aumenta in corso di chemioterapia e nell’eventualità di interventi chirurgici. La fisiopatologia alla base dello sviluppo di malattie venose nei pazienti oncologici è legata a molteplici fattori; la clinica assieme alla diagnostica per immagini sono fondamentali per una diagnosi tempestiva. Per tali ragioni è quanto mai indispensabile conoscere le indicazioni alla terapia anticoagulante e alla profilassi antitrombotica, alla luce anche di farmaci nuovi che creano scenari clinici talora complessi da gestire.



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