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La 'Padula Mancina' e il culto di San Donato: ecco i segreti di Montesano Salentino

Il centro abitato a 50 chilometri da Lecce nasconde particolarità culturali e fisiche che lo rendono unico in Puglia

Pubblicato in Cultura e Spettacoli Turismo il 29/06/2017 da Giuseppe Bellino

Poche case raccolte in un mucchio di vie, qualche attività commerciale sparsa qua e là e poco altro. Gli occhi di un visitatore distratto potrebbero descrivere così il comune di Montesano Salentino, piccolo centro abitato da circa 2,700 abitanti situato a 47 chilometri da Lecce.

In realtà Montesano assomiglia ad un pozzo sotterraneo che nasconde al suo interno elementi unici in Puglia. Le particolarità del comune salentino sono state scoperte da quattro scrittori nell’ambito del progetto ‘Padula Mancina’. Il fotoreporter iraniano Manoocher Deghati, la giornalista e sceneggiatrice Antonella Gaeta e Nandu Popu dei Sud Sound System hanno toccato con mano le tradizioni, la cultura culinaria e i monumenti di Montesano Salentino.


PADULA MANCINA

La ‘Padula Mancina’ è una zona umida di Montesano riconosciuta sito di interesse comunitario dall’Unione europea. La palude si forma tra settembre e ottobre grazie all’acqua piovana: il terreno, composto da alcuni strati di argilla, consente un ristagno prolungato delle enormi pozzanghere che si formano dopo le prime piogge. Tra gennaio e febbraio esplode la vita dello stagno in cui è possibile trovare crostacei, rane, rospi e alcuni esemplari di tritone italiano. La ‘Padula’ è sosta stagionale degli uccelli migratori. La vera particolarità di questo ambiente è la presenza della Marsilea Strigosa Wild (Marislea pubescens), una specie floreale presente soltanto a Montesano Salentino e in Sardegna.

PALAZZO BITONTI

La famiglia più ricca di Montesano era quella dei Bitonti: medici e chirurghi ed il sacerdote, giurista e rinomato chirurgo Saverio Scolozzi, tutti attivi nel XVIII secolo. La famiglia acquistò il feudo di Montesano tramite il marchesato di Specchia e nei primi anni dell’800 costruì il Palazzo Bitonti. Sul portale d'ingresso è presente lo stemma della famiglia, costituito da un scudo, bipartito orizzontale. Nella parte inferiore sono presenti quattro bande di rosso che si alternano a cinque spazi bianchi. In quella superiore, nello sfondo blu cobalto, figurano tre monti con al centro un cardellino che guarda la luna crescente.

La struttura fu costruita al centro della cittadina e ospita attualmente gli uffici comunali. Si sviluppa su due livelli collegati da una scala a due rampe. Gli affreschi e i pavimenti del palazzo sono stati restaurati nel 2005 grazie ad un finanziamento della Regione Puglia. La particolarità del Palazzo è senza dubbio il tetto: oltre ad un granaio con tanto di montacarichi interno, sulla cima della struttura i Bitonti fece costruire alcune poltrone di pietra per controllare i fondi agricoli. Le ‘postazioni’ permettevano di individuare facilmente i cittadini che cercavano di rubare i frutti del terreno appartenente ai signorotti.

Anticamente i vigneti ricoprivano buona parte delle campagne di Montesano. Per questo motivo i Bitonti fecero costruire i Palmenti, otto vasche utilizzate per la pigiatura dell’uva. Le strutture in pietra sono state acquistate dall’amministrazione comunale nel 2005 e, dopo i lavori di restauro, ospitano un infopoint per accogliere i turisti.

 

IL CULTO DI SAN DONATO

Più che un semplice patrono, San Donato ha rappresentato il pater familias per intere generazioni di montesanesi. Il vescovo di Arezzo, sotto la persecuzione di Giuliano l’Apostata, fu decapitato il 7 agosto del 362. La comunità di Montesano rende onore al Santo proprio nel giorno della sua morte. Trattandosi di uno dei martiri decapitati, Donato è diventato il protettore degli epilettici e dei malati di mente. Già nei primi anni del ‘900 e per buona parte del secolo scorso, alle due processioni del giorno di apertura partecipavano centinaia di malati epilettici. La credenza religiosa, in mancanza di cure specifiche per questo tipo di malattie, portava la gente a implorare il santo per guarire i malati affetti da epilessia. Secondo i fedeli era il Santo stesso a provocare il male ed era l’unico in grado di concedere la grazia di esserne liberati.

La statua di San Donato è conservata nella chiesa madre. Il 6 agosto una processione accompagna il patrono sino alla cappella. Le due chiese sono collegate da una strada e a metà del percorso sorge il calvario. La struttura è stata costruita nel 1870 su commissione di Isidoro Marra e Donato Bitonti. Rappresenta l’abside di una ipotetica chiesa, gli aggreschi rappresentano alcune scene della Passione di Cristo. Durante il periodo dei sepolcri diventa il luogo in cui le donne del paese si incontrano e portano dei fiori. 

La festa di San Donato è tra le celebrazioni religiose più seguite in Salento: migliaia di fedeli si recano nel comune di Montesano per assistere alla processione e ammirare la grandezza della statua del patrono.

 

SILVESTRO MAGLIE E GIUSEPPE CORRADO

Sono due le figure più importanti che hanno vissuto a Montesano salentino, Silvestro Maglie e Giuseppe Corrado. Il primo era un decoratore di traini, i carretti trainati dai cavalli che servivano agli agricoltori per trasportare i carichi di uva e olive. Oltre a svolgere il suo lavoro, durante la sua vita Silvestro si dedicò allo studio dell’epica, in particolare alle opere omeriche. Scrisse libri di poesie popolari.

Giuseppe Corrado è considerato uno dei maggiori scultori e pittori italiani della storia recente. Scomparso all’età di 56 anni dopo aver lottato contro una grave malattia, Corrado con le sue opere ha contribuito a esportare il nome di Montesano Salentino in giro per l’Italia e l’Europa. I suoi dipinti e le sue sculture svariano rappresentano la società moderna con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni. 



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