Sabato, 23 Settembre 2017 - Ore
Direttora: ANNAMARIA FERRETTI
Facciamo Notizie

'Sussi e Birbissi', la mostra di Diego Perrone allo Spazio Murat di Bari

Il Polo per l’arte e la cultura contemporanea di Bari realizza il suo secondo progetto espositivo con una mostra dedicata al lavoro dell'artista italiano di Asti

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 13/07/2017 da Redazione
Foto Seehauser

Il Polo per l’arte e la cultura contemporanea di Bari, fortemente voluto dal Comune e diretto da Massimo Torrigiani, realizza il suo secondo progetto espositivo con una mostra dedicata al lavoro più recente di Diego Perrone (Asti, 1970), tra gli artisti italiani più significativi e seguiti sulla scena dell’arte contemporanea internazionale.

Inserendosi nella fase germinale del nascente rapporto tra Polo, territorio e mondo dell’arte, la mostra di Perrone – la prima in un’istituzione pubblica del Sud Italia – persegue l’obiettivo di inserire il progetto barese nella geografia delle istituzioni culturali in Italia e all’estero. L’opera dell’artista infatti, interpreta e amplifica temi di cruciale importanza, non solo per le arti visive, quali il legame con i luoghi delle proprie origini, il rapporto con le eredità culturali e materiali, e le loro metamorfosi, attraverso idee e tecniche nuove. E una abbondante dose di ironia.

Sussi e Biribissi sarà aperta al pubblico dal 14 luglio al 10 settembre 2017 nello Spazio Murat, primo dei tre edifici destinati a costituire la sede del Polo per l’arte e la cultura contemporanea della città, fino alla rigenerazione, ora in corso, del Teatro Margherita e dell’ex Mercato del pesce.

 

LA MOSTRA

La visione e la poetica di Diego Perrone sono radicate nel fascino particolare e misterioso della vita di provincia. La vita rurale e l’intimorente e nebbioso paesaggio in cui, tra le colline natali dell’artista, sono disseminate piccole ville brutaliste, sono per Perrone l'epicentro di tutte le sue nevrosi. L’artista sfida queste psicotiche, ma a quanto pare impeccabili, esistenze in punta di piedi, dentro e fuori uno stato di intontimento surreale abitato da macchine agricole, pesci e forme inquietanti.

In questa mostra, l’artista presenta una nuova serie di disegni a biro su carta e soprattutto sculture in vetro, che continuano la ricerca che negli ultimi anni lo ha portato a sperimentare senza sosta i processi di fusione di questo materiale. Con questi lavori Perrone sfida la nozione borghese di ordinarietà, giocando con i sentimenti di familiare e non familiare, personale e impersonale, affrontando la sensazione, a volte calmante a volte opprimente, di vuoto. Allo stesso modo, con la riproduzione di All bands di Sol LeWitt, esposta sul pavimento dello spazio espositivo, l’artista instaura un dialogo insolito tra le sue opere e il luogo, omaggiandone l’identità e la storia. Le opere fondono paesaggi mentali, siano essi reali o immaginari, di origine duplice e differente il trattore, archetipo della vita di campagna e della relazione ancestrale che l’uomo intrattiene con il suolo, fertile e vitale; e il pesce, immerso in un’esistenza liquida e ovattata, come il suono sott’acqua, sensibile alle vibrazioni e ai riverberi della luce, ma incapace di distinguere con nitidezza ciò che gli si muove davanti.

L’orecchio, presenza costante nella simbologia dell’opera di Perrone sin dagli esordi, è una cavità dove pieno e vuoto si alternano continuamente, la soglia di accesso che consente di sprofondare, dal mondo esterno, in un tempo e uno spazio rarefatti e in continua evoluzione. Il canale uditivo ci trasporta dalla forma anatomica del cranio ai confini sfumati della mente, il luogo dove si forma e custodisce il pensiero umano, imprevedibile e sfuggente.

Sussi e Biribissi, il titolo della mostra, si riferisce all’omonimo romanzo per ragazzi del 1902 di Nipote Collodi – pseudonimo di Paolo Lorenzini, nipote, appunto, del più celebre zio Carlo. Il libro racconta le vicende di due ragazzini che, affascinati dal Viaggio al centro della terra di Jules Verne (1864), decidono di intraprendere a loro volta la gloriosa impresa. Per addentrarsi nel sottosuolo, però, scelgono la via della fognatura di una fantomatica città italiana: calandosi nel buco per il centro i due iniziano un viaggio che li trasformerà profondamente nell’aspetto e nel comportamento. Moccolotti alla mano, vivande frugali e un gatto parlante per compagno, dalla fogna i due passano alla cantina

di un convento e da lì al manicomio, incontrando talpe e topi, frati indignati, guardie inflessibilie bisbetiche megere. Un’escursione leggera e appassionante nei meandri più profondi della cultura popolare italiana, e del nostro esserne parte. 



loading...