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Bari, al Teatroteam in scena 'Le quattro stagioni' presentato dal Balletto del Sud

Le musiche di Antonio Vivaldi e John Cage accompagnate dalla coreografia di Fredy Franzutti

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 22/02/2018 da Redazione

Sabato 24 febbraio alle ore 21 ultimo appuntamento per la Rassegna “Danza & Danza” con “Le Quattro Stagioni” ,le musiche di Antonio Vivaldi e John Cage, presentato dal Balletto del Sud.
L'argomento trattato utilizza le stagioni per riflettere sulle fasi della vita dell'uomo. Le stagioni della vita o meglio dei sentimenti non sono dettate da mutamenti repentini scadenzati da giorni precisi del calendario, ma sono legate alla reazione emotiva de "l'uomo collettivo" agli eventi che accadono. Per sostenere la tesi Fredy Franzutti affida la legazione dei quadri danzati ai versi del poeta inglese Wystan Hugh Auden e alla sua analisi, spesso “peggiorista” – attributo che Auden aveva coniato per sé - della società dell'uomo comune definito “l'ignoto cittadino”. I testi sono interpretati dal valido attore Andrea Sirianni spesso impegnato in produzioni di arti integrate e melologhi. Alle note familiari di Vivaldi si alternano in contrasto le a-melodie ritmate di John Cage che non solo ci portano alle esigenze dell'uomo moderno (al dissapore e all'amarezza che il confronto con la società ha generato), ma anche alle straordinarie potenzialità espressive di questa età dell'ansia che abbiamo chiamato contemporaneità. Se dunque la personale primavera è il rapporto con l'amore, il calore dell'estate è l'allegoria dell'immobilità, intesa come inabilità e incapacità di cambiamento, o come disinteresse delle disgrazie altrui (come nell'Icaro del fiammingo Pieter Bruegel). L'autunnale caduta delle foglie e l'arrivo della pioggia insistente ci riporta alla routine dei pendolari, al modo pratico e consueto di procedere nell'attività quotidiana. Il rumore dei tuoni ci rinnova la paura delle persecuzioni, l'ingiallimento della natura rimanda alla consapevolezza d'appartenenza ad una società incline al marcire e spaventati dall'oscurità delle nubi, perché non vediamo dove stiamo, ci sentiamo (come scrive Auden) persi in un mondo stregato, bambini spaventati dalla notte.



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