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Puglia, il sistema culturale raggiunge i 2,6 miliardi di euro: creati 57mila posti di lavoro

È quanto emerso dalla presentazione del rapporto "Creative in Puglia – Lo stato dell’arte"

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 10/04/2018 da Redazione

In Puglia la ricchezza creata dalla filiera del sistema produttivo culturale e creativo nel 2016 ha raggiunto un livello pari a 2, 6 miliardi di euro. Si tratta del 4,1% del valore aggiunto complessivo regionale cui si associa una quota leggermente superiore relativa ai posti di lavoro assorbiti: 4,2%, ovvero 57.726 occupati. È quanto emerso durante la presentazione del rapporto "Creative in Puglia – Lo stato dell’arte" realizzato dalla Fondazione Symbola in collaborazione con Unioncamere, nell´ambito del progetto Ch.IMERA. La ricerca analizza i dati dell’economia culturale e creativa in Puglia su base provinciale, esaminando anche la spesa dei comuni capoluogo in cultura, il ruolo delle componenti del Sistema Produttivo Culturale e Creativo nell’economia, le dinamiche di valore aggiunto, composizione e occupazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo delle province pugliesi, senza tralasciare l´attenzione all´analisi dei consumi culturali e creativi.

In Puglia c’è un potenziale nel Sistema Culturale e Creativo ancora inespresso eppure è un settore che crea stabilità occupazionale tra i più giovani, nella fascia di età 25-34 anni. La quota di occupati della filiera culturale e creativa supera di gran lunga quella registrata nel resto dell’economia (24,6% contro 18,3%) per le professioni culturali e creative.

Il sistema produttivo culturale e creativo è il frutto di tre anime distinte ma spesso interrelate: le imprese, la Pubblica Amministrazione e il non profit. Analizzando il contributo che queste tre componenti esercitano nella filiera si evince che il ruolo primario è associato alle imprese. La componente privata, infatti, incide per l’82,5% sul totale della ricchezza prodotta su base regionale (vedi pp. 13 e 14 del rapporto Symbola). Nel complesso, fotografando la situazione al 2016, nonostante i processi in atto, appare evidente il ruolo esercitato dalle ditte individuali, più incisive nel panorama regionale (62,9%) rispetto a quanto non accada in Italia (55,3%). Allo stesso modo, una minor strutturazione emerge anche guardando all’incidenza delle società di capitali, in questo caso inferiore a quella media nazionale (20,8% contro 27,3%). E’ infine interessante osservare come l’incidenza delle cooperative, nonostante il deciso arretramento degli ultimi cinque anni, sia ancora ben superiore a quella italiana (3,4% contro 2,0%).

Il privato, in termini di posti di lavoro, accresce il suo ruolo, sancito da un’incidenza pari all’82,9%; il non profit (11,4%) si ridimensiona, collocandosi comunque ancora secondo nel panorama nazionale; la Pubblica Amministrazione appare sostanzialmente stabile (5,7% di occupazione contro il 5,8% di valore aggiunto), incidendo, in questo caso, meno di quanto fatto nel resto del Mezzogiorno così come mediamente in Italia.



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