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VISTI DA NOI: Ritratto di un talento italiano a Mosca, Mirko Signorile

L'artista intervistato da Evelina Giordano, Direttora del Festival italo-russo del Cesvir

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 05/04/2015 da Evelina Giordano
Mirko Signorile
Incontriamo Mirko Signorile, giovane pianista pugliese di grande talento, da anni attivo sulla scena jazz nazionale ed internazionale.

D.: Mirko, il tuo percorso artistico nasce da una formazione classica ma nel tempo si è evoluta verso la musica Jazz? Quando e perché si è manifestata questa particolare passione?

R.: In un certo senso il jazz è arrivato nel mio mondo intorno ai nove anni quando ascoltavo la musica di Sting e di Pino Daniele. Entrambi, pur attingendo a diversi linguaggi musicali e diverse influenze, coloravano gli arrangiamenti con venature jazz. In modo particolare Sting aveva nel suo gruppo musicisti di primo ordine della musica afro-americana come Branfond Marsalis e Kenny Kirkland. Ma direi che il grande amore è arrivato a 14 anni quando il mio insegnante di solfeggio mi regalò una musicasetta del Pat Metheny Group. Fu una folgorazione. Ricordo che negli assoli sia di Metheny che di Lile Mays, nello scorrere delle loro note, avevo la sensazione chiara di ascoltare una storia, una vera e propria narrazione. Come dire, era musica, ma sembrava un libro da leggere.

D.: Qual’è l'artista a cui ti sei ispirato maggiormente nel corso della tua formazione?

R.:La mia formazione è stata lunga ed ha avuto diverse fasi, diversi amori, ognuno con la sua importanza. Oltre a Metheny, Keith Jarrett, Bill Evans, Miles Davis, Jhon Coltran ecc. ci sono anche artisti non appartenti al mondo propriamente jazzistico che sono stati per me fondamentali. Sono una “spugna”; quando sento qualcosa che mi piace devo assorbirla completamente, e poi attraverso un processo consapevole metabolizzarla e in parte eliminarla. Si corre sempre il rischio di essere emulatori di qualcosa. E allora bisogna trovare un modo affinchè ciò che piace non diventi un modello unico da copiare, ma un importante dettaglio della propria personalità.

D.: Hai collaborato con artisti di grosso calibro del mondo del jazz. Qual è stato l’incontro più significativo e con chi ti piacerebbe collaborare un domani?

R.: Gli incontri sono stati tutti indimenticabili sia dal punto di vista umano che artistico. Ricordo la bellezza d’animo di Dave Liebman e la sua capacità di fare lunghi assoli tenendo sempre “le corde tese”. Da Greg Osby ho imparato, oltre che aspetti musicali del tutto nuovi per me, anche tanti concetti che hanno a che fare con il marketing. Paolo Fresu ha la capacità di tirare fuori il meglio dai musicisti con i quali suona. Per ognuno di loro ho un “grazie” da dire. Per quanto riguarda invece la collaborazione che mi piacerebbe avere, devo dire che ho sempre avuto un sogno nel cassetto. Questo sogno è poter suonare in un duo pianistico con il grande Abdullah Ibrahim. Lui per me è un eroe.

D.: Quanti album hai pubblicato ad oggi? A quale sei più legato e perchè?

R.: Ho pubblicato cinque album a mio nome, un album a nome del Quartetto Moderno e 3 album con Giovanna Carone. Pur essendo un nostalgico nell’animo, mi sento legato all’album del momento, in questo caso “Soundtrack Cinema” perché è quello che rappresenta il mio essere qui ed ora. Certamente però Clessidra è un album che ho vissuto e attraversato con uno stato d’animo molto diverso da quello che mi ha accompagnato quando ho realizzato gli altri album. E’stato importante per me perché ha segnato una nuova consapevolezza nel mio modo di pensare la musica e di viverla.
D.: Mirko, sei molto apprezzato anche come compositore e leader di progetti nel mondo del Jazz, ma è vero che la tua attività professionale abbraccia anche altre arti, come il teatro? Ce ne vuoi parlare?

R.: Ho fatto la prima esperienza con il teatro con Maria Luisa Bigai. Lei era la regista di uno spettacolo su Renato Caccioppoli nel quale io, per l’appunto, facevo il Cacicoppoli pianista. Sono innamorato dell’arte in totum, ed è questo il motivo per il quale oltre ad avere una predisposizione per pensare e realizzare una musica che va oltre i confini di generale, che spesso sono limiti e paletti per sentirsi più sicuri, faccio di tutto per rapportarmi ad altre forme artistiche. Soprattutto perché scrivere musica per il teatro, per la danza, per il cinema, o per sonorizzare una galleria d’arte porta in sé un modo di fare musica sempre diverso. Questo è un grande stimolo per me.

D.: Di recente sei stato a Mosca in occasione del “Festival dell’arte italiana: Suggestioni di Puglia”, organizzato dal Cesvir (Centro Economia e Sviluppo italo-russo). Cosa ha significato per te questa esperienza?

R.: E’ stata una bellissima esperienza. Ho portato a Mosca il mio nuovo album Soundtrack Cinema facendo sentire al pubblico russo in anteprima assoluta questo nuovo progetto. Ero emozionato perché per un musicista come me che ha studiato per anni gli autori russi come Rachmaninov, Tchaikovsky e soprattutto Skrjabin che adoro, la Russia ha un significato particolare. E’una nazione di arte, ed il pubblico che era in sala era molto consapevole di questo. Ho suonato su un meraviglioso Bosendorfer ed avevo il pubblico vicinissimo. Ne sentivo l’emozione e loro sentivano la mia. E’stato un bellissimo momento di vita vissuta.

D. : Quali sono i tuoi programmi futuri? Sono previsti dei tour?

R.: Si sta definendo il tour di Soundtrack Cinema che toccherà l’Italia ma anche l’estero. E intanto sto completando un nuovo album che dovrebbe uscire per ottobre di quest’anno. Un progetto nuovo per me perché unisce alcuni miei brani all’elettronica di Marco Messina e al quartetto d’archi Vertere String Quartet. Ci sono anche ospiti illustri. Insomma, state collegati.

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