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IAMB: la diffusione del batterio killer per gli ulivi non è partita da Bari

Alla fine del corso tutto il materiale vegetale infetto utilizzato fu distrutto alla presenza dell’autorità fitosanitaria

Pubblicato in Cronaca Ambiente il 24/05/2014 da Redazione
Non si sa ancora come il batterio della Xylella, il Killer degli ulivi, sia entrato nel Salento e come si stia diffondendo, ma di certo possiamo affermare che non è partito da Bari e, per di più, durante il corso di formazione Cost 873, come alcuni ambientalisti sostengono nelle segnalazioni alla magistratura. Questa la nota dello IAMB di Valenzano in seguito all'inchiesta aperta dalla magistratura La Procura di Lecce, infatti, ha aperto un'inchiesta sulla natura dell'emergenza provocata dalla 'Xylella fastidiosa', la malattia da disseccamento degli ulivi che dallo scorso autunno ha colpito centinaia di piante nel Salento. Il fascicolo è assegnato al sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone e le indagini affidate al Nucleo ispettivo del Corpo forestale dello Stato, che nei giorni scorsi ha acquisito documentazione presso l'Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia e presso l'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari. Com'è ovvio, il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti. L'obiettivo degli accertamenti è verificare come il batterio si arrivato in Italia, e se le analisi effettuate nei mesi scorsi dall'Universita' di Bari e poste dalla Regione a sostegno di una serie di interventi sugli ulivi possono essere ritenute valide.
Intanto lo Iamb si difende: il corso (Phytosanitary Training Course for the Biosecurity Pathogen Xylella fastidiosa) organizzato all’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari del Ciheam nell’ottobre 2010 e rivolto ad operatori che lavorano nel settore della quarantena, ha l’obiettivo di fornire strumenti di diagnosi e controllo per prevenire l’introduzione e l’eventuale disseminazione del batterio in Europa.
Il Ciheam di Bari fu scelto come sede per lo svolgimento del corso perché da oltre trent’anni si occupa di prevenire e controllare l’entrata di patogeni da quarantena non solo a livello regionale, ma in tutta l’area mediterranea. Il Centro di ricerca internazionale, quindi, è dotato di strutture idonee a manipolare patogeni da quarantena, garantendone l’assoluto isolamento.
I ceppi del batterio utilizzati durante il corso provenivano da collezioni ufficialmente riconosciute; la loro introduzione fu autorizzata dal Ministero italiano dell’Agricoltura sotto stretto controllo dell’Osservatorio fitosanitario regionale e rigorosamente manipolati da batteriologi di fama internazionale ed esperti di Xylella fastidiosa.
Inoltre le subspecie del batterio introdotte appartenevano a multiplex e fastidiosa e non alla subspecie pauca presente nel Salento. Alla fine del corso tutto il materiale vegetale infetto utilizzato fu distrutto alla presenza dell’autorità fitosanitaria.
Peraltro il batterio della Xylella non è sporigeno; si trasmette attraverso insetti vettori e materiale di propagazione infetto di diverse specie, soprattutto ornamentale. È, quindi, impensabile che l’infezione sia partita dalle strutture di quarantena del Centro, in considerazione del fatto che la specie presente nel Salento è diversa da quelle utilizzate durante il corso e che l’area di diffusione sarebbe dovuta essere quella di Valenzano, sede del Ciheam, e non di certo Gallipoli.


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