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Storie di migranti: Eddy arrivato a Bari su un barcone, oggi imprenditore nel cuore della movida

'Su quel barcone si gioca con la vita e la cosa più brutta è che non sai come andrà'

Pubblicato in Cronaca il 22/09/2015 da Chiara Curci
Guri Mondi
È arrivato in Italia all’età di sedici anni. Il barcone su cui ha viaggiato era carico di persone, di connazionali che come lui cercavano un futuro migliore e soprattutto una possibilità.
Guri Mondi, conosciuto da tutti come Eddy, è un imprenditore albanese di 37 anni proprietario di due attività, tra cui una pizzeria nel cuore di Bari ormai diventata un riferimento per molti baresi. Nato nel nord dell’Albania, Eddy è arrivato in Puglia nel 1994 lasciando la sua famiglia, che ora fa la spola tra Bari e il suo paese albanese. «Sono orgoglioso di me stesso, della mia storia. Quell’esperienza mi ha segnato, ma mi ha anche dato tanta forza».
Come sei arrivato in Italia?
«Per arrivare a Bari pagai 500 mila lire del vecchio conio. Raccontare quel viaggio è molto difficile. Su quel barcone si gioca con la vita e la cosa più brutta è che non sai come andrà. Non sai se riuscirai a superare quel momento. In fondo nel bene o nel male la considero una esperienza che mi ha formato. Se sono arrivato fin qui è anche perché so cosa vuol dire il sacrificio ed essere tenaci. Mi sono fatto da solo e con il tempo ho raggiunto dei traguardi senza dare mai fastidio a nessuno e soprattutto senza finire nelle mani della criminalità».
Avevi notizie di qualcuno che già aveva fatto quel viaggio?
«No, non avevo parenti che erano arrivati prima, ma sapevo che qui c’erano delle possibilità. In Albania guardavamo la televisione italiana, è così che imparavamo la vostra lingua, e vedevamo la vostra società. Tutto ci sembrava bellissimo, ai nostri occhi rappresentavate l’America. La mentalità del mio paese mi era sempre stata stretta, uscivamo dalla dittatura e io mi sentivo in gabbia. Così decisi di andare via, ma non è stato semplice».
Come ti hanno accolto i baresi?
«Devo molto a Bari, questa città mi ha dato tanto e io la amo. Non tutte le persone però sono uguali, c’è chi ti accoglie nel migliore dei modi e c’è chi ti giudica e ti denigra. Tuttora la gente dice tante cose su di me, c’è chi mi accusa di essere arrivato qui e di aver rubato il lavoro ad altri. Sinceramente non ci penso, vado oltre ed è sempre stato quello che ho fatto. Andare avanti per la mia strada non tenendo conto di cosa diceva la gente. Nel corso degli anni mi sono creato una famiglia e i miei figli sono perfettamente integrati».
Come è nata la tua attività imprenditoriale?
«Ho rilevato questo locale nel 2005, ho sei dipendenti e una socia che mi aiuta, ma io sono l’amministratore unico e socio di maggioranza. Ho anche un’altra attività. Nella mia vita ho fatto tanti lavori: il cameriere, il lavapiatti, il barman, ho anche lavorato nelle discoteche. La famosa gavetta è durata per più di dieci anni e mi è servita perché adesso so come portare avanti un ristorante».
La crisi si è sentita nel mondo della ristorazione?
«Sì, c’è stato un periodo particolarmente difficile, ma essendo abituato a non abbattermi e ad andare avanti, ho stretto la cinghia e sono andato oltre. La ristorazione non produce più come una volta, se prima il cliente ordinava una cena completa dall’antipasto fino al dolce con la bottiglia di vino, adesso ci si limita alla pizza e alla birra. Ma va bene lo stesso, l’importante è che si lavori».
Cosa ne pensi del problema dell’immigrazione attuale e delle politiche attuate dall’Ungheria?
«Il problema dell’immigrazione odierna è un problema molto grande, più di quello di venti anni fa. Quando sono arrivato in Italia negli anni novanta c’era lavoro per tutti. Quello che io sono riuscito a fare non ha danneggiato nessuno. Il discorso è molto semplice e anche molto crudo, la gente arriva qui per avere una possibilità, per cercare lavoro, ma il lavoro non c’è neanche per gli italiani. Sono d’accordo nel dare la possibilità a tutti, sarebbe assurdo da parte mia dire il contrario, ma ci devono essere le basi per poterlo fare. Purtroppo in Italia non ci sono, c’è un problema di politica, di disoccupazione alta e gestire altre vite sembra troppo difficile».
Anche l’Europa ha cambiato atteggiamento però.
«Sì è vero, ma la Germania ha cambiato posizione solo ed esclusivamente per salvaguardare l’opinione pubblica e perché qualcuno glielo ha imposto. I tempi sono cambiati. Io mi ritengo molto fortunato perché sono arrivato in Italia nel periodo giusto, quando c’erano possibilità lavorative per tutti e lo straniero non era un problema, ma una risorsa».
L’economia albanese sta crescendo molto, hai mai pensato di tornare lì?
«Sì, ci ho pensato. Molti albanesi stanno tornando a casa. È un cambio di rotta, che sembra davvero buffo. La considero una sorta di rivalsa nei confronti degli italiani. Noi siamo arrivati qui negli anni novanta e ora voi andate ad investire lì. Anche io ho pensato di creare qualcosa nel mio paese, per la burocrazia molto più veloce e per la bassa tassazione, ma sono molto legato a Bari. La considero una città bellissima e potrei dire di sentirmi un barese di adozione».
Quale consiglio darai ai tuoi figli per affrontare la vita?
«Cercherò di dare loro la giusta educazione, di farli studiare e anche lavorare. Ma soprattutto dirò loro di non arrendersi mai, neanche di fronte alle difficoltà. Chi si ferma è perduto, questo devono tenerlo sempre a mente».

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