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Sentenze pilotate a Bari e provincia, sette giudici di pace rinviati a giudizio

Il processo si terrà a Lecce il 3 Febbraio prossimo. 21 le persone da processare, 29 i capi di accusa contestati

Pubblicato in Cronaca il 21/11/2013 da s.f.

Tutti rinviati a giudizio i sette giudici di pace coinvolti nell’inchiesta sui presunti accordi e scambi di favore che avrebbero caratterizzato le decisioni di alcuni giudici di pace nei Tribunali pugliesi tra il 2006 e il 2008. Al centro della vicenda i nomi di Vito Squicciarini, 57 anni, ex coordinatore dei giudici di pace di Modugno; Gaetano Consoli, 78 anni; Luigi Ferri, 69 anni; Giuseppina Rucco, 71 anni; Letizia Serini, coordinatrice dei giudici di pace di Bitonto, 47 anni; Roberto Sorino, 78 anni; Roberto Cristallini, 47 anni (prosciolto per uno dei capi d’imputazione contestati).

Il processo si aprirà il prossimo 3 Febbraio dinanzi ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce. Pietro Mascolo, 58 anni (vice coordinatore dei giudici di pace di Bari) e Rocco Servodio (in servizio a Bitonto), 75 anni, hanno già patteggiato una condanna a 2 anni e sei mesi (pena sospesa). Giuseppe Frugis, 71 anni, e Maria Marcantonio, 64enne, hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato. La sentenza nei loro confronti (l’accusa ha chiesto per entrambi una condanna a due anni) è attesa per il prossimo 8 gennaio. A giudizio sono finiti anche il got Deborah Semidoppio, 36 anni; e l’ex giudice Domenico Ancona, 59 anni. Prosciolta, invece, con il non luogo a procedere, il gdp Maria Liotine, 42 anni. A giudizio sono finiti anche alcuni avvocati e coloro che avrebbero svolto il ruolo di presunti intermediari. Si tratta di Stefano Cea, Eugenio Di Desiderio, Alfredo Fazzini, Vito Barbieri, Luigi Ferri, Pietro Girone, Arianna Giuliano, Raffaele Mascolo, Francesco Moramarco, Cipriano Popolizio, Vincenzo Sergio e Leonardo Sesta. Massimo Ungaro ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato.

Ventinove, complessivamente, i capi d’imputazione a carico degli indagati, tra cui associazione per delinquere, falso, abuso d’ufficio e corruzione in atti giudiziari, con l’aggravante delle modalità mafiose.

Secondo quanto ipotizzato dall’accusa si sarebbe trattato di un vero e proprio sistema clientelare fatto di regali, intese, promesse reciproche e sentenze pilotate. In alcuni casi, addirittura, le sentenze emesse sarebbero state scritte di comune accordo con gli avvocati degli attori. In altri erano semplicemente “aggiustate” o “pilotate” per fare un favore a qualche amico.

Le sentenze aggiustate sarebbero centinaia, e sarebbero state utilizzate come moneta di scambio.

A dare avvio all’inchiesta la Procura della Repubblica di Bari, con il sostituto procuratore Desirèe Digeronimo, nell’ambito delle indagini sul boss Bartolomeo Dambrosio, assassinato il 6 settembre 2010 nelle campagne di Altamura, nella Murgia barese. L’inchiesta, trasferita per competenza nel capoluogo salentino, è stata portata a termine dopo due anni di indagini condotte da parte della Direzione distrettuale antimafia leccese. 



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