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Inchiesta Ilva, gli indagati chiedono di essere interrogati

Vendola e Assennato tra i primi a chiedere di poter essere sentiti. Intanto continuano le polemiche

Pubblicato in Cronaca il 20/11/2013 da s.f.

Il ciclone che si è abbattuto su Nichi Vendola negli ultimi giochi non si placa, ed i suoi effetti investono anche i sindacati. Anche la Uilm si è espressa negativamente sul contenuto della telefonata con Archina in cui il governatore parla dei sindacati. "Perchè tenta di accreditare, rispetto alla proprietà, una precisa sigla sindacale?" ha dichiarato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.

E, mente la di Taranto Procura si appresta a coordinare una serie di accertamenti su come l’Ilva in quasi due decenni abbia gestito le sue discariche, smaltito i rifiuti e utilizzato la risorsa-acqua, molti degli indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici del Siderurgico, chiedono di poter essere sentiti.

Tra i primi, il governatore della Puglia, Nichi Vendola (ipotesi di reato, concussione aggravata), il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato (favoreggiamento personale nei confronti di Vendola), e l’ex direttore dello stabilimento Ilva di Taranto Luigi Capogrosso (associazione per delinquere, omissione di cautele e avvelenamento di sostanze alimentari). In tutto sono 21 fino ad oggi gli indagati che hanno deciso di avvalersi di questa opportunità, anche se c'è tempo fino al momento dell’interrogatorio per rinunciarvi. L’inchiesta si è conclusa tecnicamente il 30 ottobre scorso con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 50 persone fisiche e tre società.

Intanto, la Procura di Taranto ha chiesto per rogatoria alla magistratura del Lussemburgo di saperne di più su quali beni in contanti, quote e altro contengano alcune società riconducibili alla famiglia Riva, in particolare la holding Siderlux, alla quale farebbe capo il 25% di Ilva spa.
Oltre a tutto il capitolo su discariche di rifiuti e utilizzo dell’acqua da parte del Siderurgico che è stato stralciato dall’inchiesta-madre, tranne un paragrafo relativo all’uso del sito 'Mater Gratiaè, all’interno della fabbrica.
L’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per le discariche Ilva, che doveva essere licenziata a gennaio 2013, è ancora in alto mare e il gruppo istruttore procede a rilento.

Sul tema-discariche è intervenuto oggi il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, anche per commentare l’ultima puntata di Report su Raitre. "Da parte mia - ha spiegato in una nota – non c'è mai stato alcun favore ai Riva" e "non risponde al vero che io abbia autorizzato una discarica che metterebbe i rifiuti tossici e nocivi a contatto con la falda acquifera". Al contrario "è corretto – aggiunge - parlare di due discariche, una per i rifiuti pericolosi, una per i rifiuti non pericolosi. La costruzione di queste discariche non è stata autorizzata da me bensì da una legge votata dal Parlamento".

L’altra polemica a distanza della giornata, è invece quella tra il governatore Vendola e il sub-commissario per l’Ilva ed ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi. Quest’ultimo, rifacendosi alla relazione fatta ieri da Vendola in consiglio regionale sul caso della telefonata con l'ex pr dell’Ilva Girolamo Archinà del luglio 2010, ha scritto che il dossier del governatore "contiene un errore grossolano: ignora il recepimento, nel 1999, della direttiva 96/61 Cee, che stabiliva per le diossine delle industrie il limite di 0.1 nanogrammi, altro che 10.000".

Vendola ha subito replicato: "La Regione Puglia è sempre disponibile ad un confronto tecnico con il sub-commissario dell’Ilva quando vuole", aggiungendo che le osservazioni tecniche contenute nella sua relazione volevano "ricostruire una dinamica legislativa e regolamentare che chiunque, con un pò di pazienza, potrebbe ricavare su un qualsiasi manuale di diritto ambientale".

Vendola ha poi scritto ad Orlando chiedendo su questo punto una variazione dell’Aia rilasciata all’Ilva.