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Puglia, esportavano pneumatici e serbatoi in Africa spacciandoli per pezzi di ricambio: arrestati tre imprenditori

Circa 3,500 tonnellate di rifiuti inviati in Iran, Libia ed Egitto. Gli arrestati utilizzavano le proprie aziende per smontare i camion

Pubblicato in Cronaca il 12/02/2018 da Giuseppe Bellino

Esportavano pneumatici, motori e serbatori di camion ormai inutilizzabili in Egitto, Iran e Libia, spacciandoli per pezzi di ricambio. I carabinieri forestali del Gruppo di Bari hanno arrestato tre imprenditori, due pugliesi e un egiziano, con l’accusa di traffico organizzato di rifiuti speciali pericolosi e non. Durante l’operazione gli agenti hanno denunciato sette persone a piede libero. Le indagini, durate circa due anni, sono state condotte dai carabinieri forestali nei porti di Genova, Salerno e Bari su delega della DDA di Bari.

L’organizzazione criminale aveva ideato un sistema quasi infallibile: gli imprenditori utilizzavano le proprie aziende per smontare camion e veicoli fuori uso, quindi esportavano in Africa e Medio Oriente i pezzi dichiarandoli falsamente come parti di ricambio. In questo modo semiassi, sospensioni, marmitte e impianti frenanti dei mezzi ormai inutilizzabili uscivano dall’Europa senza essere sottoposti alle operazioni di trattamento e messa in sicurezza. I militari hanno sequestrato numerose false dichiarazioni utilizzate per presentare come parti di ricambio i rifiuti esportati. Oltre 3,500 le tonnellate di rifiuti sarebbero stati inviati in Africa per un giro di affari di 1,7 milioni di euro.

L’azienda capofila del gruppo esercitava abusivamente l’attività di centro di raccolta e demolizione, trattandosi di mera concessionaria di veicoli pesanti usati, avvalendosi della complicità documentale fornitagli dalle altre aziende indagate, quali centri di raccolta autorizzati. In pratica la trasformazione in pezzi di ricambio veniva fatta risultare falsamente come posta in essere presso un centro di raccolta autorizzato, mentre in realtà si svolgeva – mediante cannibalizzazione – presso un’azienda non autorizzata al riguardo. Nella conduzione dell’attività illecita, il gruppo organizzato si avvaleva anche di consulenti ambientali, anch’essi indagati.



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