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Migranti, il giudice condanna il governo: 'Cie fu danno all'immagine per la città di Bari'

La decisione è arrivata 'in conseguenza dei trattamenti inumani e degradanti praticati in danno dei detenuti'

Pubblicato in Cronaca il 11/08/2017 da Redazione

La presenza del Centro di identificazione e esplusione a Bari reca un danno di immagine al Comune "in conseguenza dei trattamenti inumani e degradanti praticati in danno dei detenuti" nel Cie. Per questo la prima sezione civile del Tribunale di Bari ha condannato la Presidenza del Consiglio e il ministero dell'Interno a versare un risarcimento di 30mila euro. La sentenza, firmata dal giudice monocratico Concetta Potito, è stata pronunciata su ricorso degli avvocati Luigi Paccione e Alessio Carlucci, che hanno agito 'in sostituzione' del Comune e della Provincia di Bari.

"Il Cie di Bari - scrive il giudice nelle motivazioni - viste le risultanze probatorie, non risulta di certo idoneo all'assistenza dello straniero e alla piena tutela della sua dignità in quanto essere umano. Il risarcimento è ritenuto necessario per via dell'ingente danno arrecato alla comunità territoriale tutta, da sempre storicamente dimostratasi aperta all'ospitalità, per via delle scelte gestionali dell'Amministrazione statale. Quest'ultima - secondo il giudice - è rimasta inerte dinanzi alle numerose segnalazioni circa le condizioni in cui versavano gli immigrati del Cie, nonchè dinanzi a richieste di verifica delle condizioni igienico-sanitarie del Centro".

La sentenza rimarca che "il danno all'immagine si giustifica alla luce di quella che è una normale identificazione, storicamente provata, tra luoghi ove si perpetrano violazioni dei diritti della persona e il territorio che li ospita". Il giudice indica alcuni esempi: "Si pensi ad Auschwitz, luogo che richiama alla mente di tutti immediatamente il campo di concentramento simbolo dell'Olocausto - osserva il magistrato - e non di certo la cittadina polacca sita nelle vicinanze. Ma si pensi anche a Guantanamo, ad Alcatraz: istintivamente il pensiero corre subito e soltanto ai noti luoghi di prigionia di massima sicurezza, e non certo alla base navale nell'isola di Cuba all'interno della quale il primo è ubicato, né tantomeno all'isola nella baia di San Francisco ove era sito il carcere".


Nel loro ricorso gli avvocati Paccione e Carlucci avevano anche chiesto al giudice di ordinare la chiusura del Cie di Bari. Su questo però il magistrato ha ritenuto "inutile" pronunciarsi, essendo il Cie già chiuso. 



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