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Lista d'attesa troppo lunga per una tac, Regione Puglia condannata a riscarcire un paziente

E' quanto reso noto dall'Adusbef: 'Il principio ha carattere generale e può ovviamente essere esteso a tutti gli esami appropriati ed urgenti, anche al di là di patologie oncologiche'

Pubblicato in Cronaca il 10/03/2018 da Redazione

Il Giudice di Pace di Lecce ha condannato la Regione Puglia al risarcimento delle spese - 1.802 euro - per un esame diagnostico eseguito privatamente da un paziente perché le Asl di Lecce e Brindisi non ne avevano garantito la fissazione in tempi congrui a causa delle lunghe liste di attesa.
Per il giudice dalla certificazione medica e dalle testimonianze "è emerso che l'attore (il paziente, ndr) - affetto da patologia oncologica e dotato di esenzione ticket - avendo nel mese di luglio 2016, la necessità di eseguire l'esame diagnostico PET-TAC, come da prescrizione medica rilasciata dal medico specialista - si legge nella sentenza -, tentava di eseguire il predetto esame nella struttura pubblica o in quelle private ma convenzionate, tuttavia nessuna struttura gli consentiva di eseguire l'esame tempestivamente pertanto si vedeva costretto ad eseguire la prestazione presso" un Centro di Medicina Nucleare privato, pagando 1.802 euro. Questa somma di denaro dovrà ora essergli restituita dalla Regione Puglia perché, spiega il giudice nella sentenza, "in materia di assistenza sanitaria indiretta la domanda di un assistito del Servizio Sanitario Nazionale ha come fondamento il diritto soggettivo perfetto alla salute, che trova espresso riconoscimento nell'articolo 32 della Costituzione e come tale rientrante tra i diritti inviolabili della persona ed oggetto pertanto di primaria e completa protezione".
A renderlo noto è l'Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari (Adusbef) che, in una nota, precisa che "il principio ha carattere generale e può ovviamente essere esteso a tutti gli esami appropriati ed urgenti, anche al di là di patologie oncologiche". Pertanto, "nel caso in cui la prestazione diagnostica o di cura sia urgente e il servizio pubblico o privato convenzionato non sia in grado di soddisfare le esigenze del paziente, e questi si veda costretto a pagarle di tasca propria, potrà poi chiederne il rimborso".



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