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'No alla divisione fra Giovanni XXIII e Policlinico', per le mamme di bambini patologici è una nuova battaglia

Continuano a pervenire alla nostra redazione le testimonianze delle famiglie dei piccoli pazienti patologici. Ve ne diamo conto anche oggi

Pubblicato in Cronaca Salute il 04/10/2017 da Teresa Salerno

Continuano a pervenire alla nostra redazione le testimonianze delle famiglie dei piccoli pazienti patologici che chiedono di intervenire nel dibattito "polo pediatrico" che nella pratica comporterebbe una divisione netta tra di due realtà attualmente collegate fra di loro: il Policlinico e il Giovanni XXIII. 


·  “Non lo nego, sono arrabbiata – Francesca con un suo commento - come donna, come mamma, come referente coordinatrice dell’Unicef. Proteggere i bambini è un dovere per tutti. Continuo a sostenere, come mi hanno insegnato, che “guerriero” è colui che si mette al servizio del mondo.  E di “guerriere” e “guerrieri” nel reparto di neonatologia del Policlinico di Bari, a cominciare dal prof. Nicola Laforgia, ce ne sono per davvero. In grado di entrare in punta di piedi in drammi familiari dolorosi e di lavorare in rete con il Giovanni XXIII, nonostante le lunghe liste d’attesa di quest’ultimo, e la carenza di organico. La questione “Polo pediatrico” è politica e basta, non ha nulla a che fare con la riorganizzazione del sistema sanitario. E, dove ci sono i bambini la politica non deve entrarci. Mai. Mi auguro che dopo i fiumi di parole di questi giorni, ognuno torni a fare il suo mestiere e produca progetti di vita veri e non divisioni e distruzioni”.

“Intervengo con un pensiero semplice ma che desidero condividere pubblicamente – incalza Antonella –. Quella di cui si sta discutendo in queste ore e che riguarda i collegamenti e le relazioni sanitarie tra il Policlinico ed il Giovanni XXIII, è una decisione ‘scombinata’ della politica che va contrastata con tutte le nostre forze per difendere i pazienti che non hanno voce, e gli operatori che lavorano già in condizioni difficili. Mi chiedo perché non si lavori in sinergia con chi quotidianamente si confronta con le esigenze dei malati e delle loro famiglie. Non si possono ignorare con decisioni che giungono dall’alto. Ignorarle creerà solo gravi disagi ed un danno consistente alla comunità.  Poveri bambini, poveri tutti. Pazzesco doversi difendere da chi dovrebbe tutelarci. (continua)

 

 

 

 

 



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