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Sciopero nazionale dei lavoratori dei call center

In cinquantamila in piazza a Roma hanno protestato per un miglioramento delle condizioni di lavoro e dei salari, penalizzati da appalti sempre più al ribasso e dalla concorrenza di grandi aziende che operano all'estero, in Paesi come l'Albania o l'India in cui il costo del lavoro è bassissimo.

Pubblicato in Cronaca il 04/06/2014 da Redazione
Si è appena concluso il primo incontro al ministero dello Sviluppo Economico sulla situazione dei call center. L’incontro è stato presieduto dal Vice Ministro allo Sviluppo Economico, On. De Vincenti. Circa cinquemila i partecipanti, arrivati nella Capitale con 50 pullman. Il percorso della manifestazione è: via delle Terme di Diocleziano, via Giovanni Amendola, via Cavour, Largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiale, piazza Venezia, via Cesare Battisti. Nel Meridione interi quartieri e paesi vivono grazie ai dipendenti dei centralini telefonici. Un lavoro duro: per ore chiusi in una stanza, a parlare con gente che risponde stizzita. Ora la delocalizzazione in Albania e nei paesi dell'Est mette in ginocchio imprese e famiglie. Oggi tutti nella Capitale: il “No delocalizzazioni day”, una manifestazione nazionale di tutti i lavoratori per dire no alla delocalizzazione, no alle gare al ribasso e chiedere alle istituzioni una più efficace regolamentazione del comparto.
La posizione sindacale è stata particolarmente focalizzata sulle regole che disciplinano gli appalti nel Paese. Il parziale recepimento della Direttiva Europea n. 23 del 2001 rende ormai urgente un intervento di modifica dell’Art. 2112 del Codice Civile, prevedendo specifiche garanzie anche nei cambi di appalto. Si è poi discusso delle delocalizzazioni, dell’incidenza dell’IRAP su settori particolari quali quello dei call center, della necessità di aprire un ragionamento sul tema dei nuovi modelli di incentivazione e sulla opportunità di rivedere il sistema di ammortizzatori sociali per il comparto. Dobbiamo registrare un forte interesse da parte dei rappresentanti delle Istituzioni al tema degli appalti quale elemento in grado di dare una reale dimensione industriale al settore. Ora diventa fondamentale continuare a tenere alta l’attenzione dei lavoratori e dell’opinione pubblica.
Il settore vede una fase di sviluppo caotico e privo di regole sino al 2006, sono gli anni in cui lo sfruttamento del lavoro all’interno dei call center raggiunge livelli insopportabili. Il fenomeno viene descritto da un film: “tutta la vita davanti” che imprime un cliché al settore, luogo di sfruttamento e precarietà, che ancora oggi attraversa l’immaginario collettivo.