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Ilva, acqua potabile utilizzata per la produzione. Galante (M5S): 'Perché non si usano le acque reflue?'

La richiesta è stata già oggetto di un progetto regionale del lontano 1994 per cui sono stati addirittura stanziati 14 milioni di euro nel 2004 ma che non è mai stato realizzato

Pubblicato in Ambiente il 21/12/2017 da Redazione

“Utilizzare, nei cicli produttivi dell’ILVA, le acque reflue anziché le acque del Sinni e del Tara, come avviene attualmente, che sono invece destinate all’uso potabile”, questa la richiesta del consigliere regionale M5S Marco Galante, già oggetto di un progetto regionale del lontano 1994 per cui sono stati addirittura stanziati 14 milioni di euro nel 2004 ma che, per non meglio precisate ragioni, non è mai stato realizzato. Galante fa sapere di essere deciso a fare luce sulla questione e di avere già depositato in data odierna un’apposita interrogazione diretta agli assessori Filippo Caracciolo e Anna Maria Curcuruto, finalizzata proprio a chiarire le cause che hanno bloccato questo progetto per 24 anni.

 

“Sembra paradossale – dichiara il consigliere ginosino – che, a distanza di 23 anni dalla prima convenzione, al 30 giugno 2017 il progetto non risulti ancora stato avviato. Eppure la logica sembrerebbe essere sacrosanta dato che in tal modo si eviterebbe da un lato lo scarico a mare delle acque reflue e dall’altro si garantirebbe maggiore disponibilità di acqua potabile ai cittadini derivante dagli invasi del Sinni e del Tara. Il tutto in un periodo storico in cui la carenza d’acqua è un problema molto serio. Evidentemente qualcosa sta ostacolando tale percorso e saremmo tutti curiosi di sapere “cosa”.

 

Nel 1994, infatti, l’allora Italsider (ILVA) stipulò una convenzione con la Provincia di Taranto proprio per dar via ad un progetto che avrebbe dato la possibilità allo stabilimento di usare acque reflue (opportunamente affinate), evitando di “sprecare” le acque destinate all’uso potabile o irriguo derivanti dal Sinni e dal Tara. Negli anni a seguire si sono succeduti diversi accordi tra Governi nazionali e regionali, sino al 2004 quando furono stanziati ben 14 milioni di euro per la costruzione delle infrastrutture necessarie alla realizzazione di tale progetto. Nel 2015 lo stesso fu inserito tra gli interventi previsti nel Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) per Taranto. Tuttavia, dall’ultimo aggiornamento sullo stato di avanzamento del programma di interventi previsti dal CIS risalente a giugno 2017, il progetto dell’utilizzo industriale delle acque reflue di Taranto rientrava ancora tra gli “interventi non avviati / in programmazione”.

 

Il Ministro dell’Ambiente Galletti, in risposta ad un’interrogazione parlamentare del 2016, ha confermato che i sopralluoghi effettuati nel dicembre 2015 non hanno avuto seguito a causa della necessaria acquisizione di alcuni  documenti da parte della Provincia. Lo scorso novembre il deputato del M5S Diego De Lorenzis aveva presentato un’interrogazione in Commissione alla Camera sullo stesso tema alla quale tuttavia non è mai pervenuta risposta.

 

“Dunque, ad oggi, - incalza Galante - essendo la Regione Puglia individuata come soggetto responsabile del progetto e l’AQP come soggetto attuatore ed appaltante dello stesso, siamo qui a chiedere agli Assessori Caracciolo e Curcuruto  quale sia lo stato attuale del progetto, se in esso sia prevista l’eliminazione dello scarico a mare delle acque reflue e quali siano quegli ostacoli che non ne permettono la concreta realizzazione. Voglio ricordare – conclude il consigliere pentastellato – che nel 2004 sono già stati stanziati ben 14 milioni di soldi pubblici e sono convinto che tutti i cittadini oggi vorrebbero poter vedere dei risultati. Purtroppo, ambiente e salute sembrano essere, come sempre, temi a dir poco sottovalutati e questi quasi 24 anni di inerzia parrebbero confermarlo”.



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