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#IlmarediPuglia, quattro giorni di confronto internazionale sulla Blue economy

Sessanta relatori nazionali e internazionali, testimonianze, esperienze e storie di successo di giovani imprenditori pugliesi nel corso di tre eventi

Pubblicato in Ambiente il 14/03/2018 da Redazione

La crescita della Puglia si tinge di blu come il mare che bagna gli 865 chilometri della sua costa. #IlmarediPuglia è il nuovo asset delle politiche economiche regionali. La risorsa, origine della ricchezza storica della Puglia, fonte di nutrimento, di commercio e di incontri con altre civiltà, torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico con quattro giorni di confronto per rimettere il mare al centro dell'attenzione come fonte di un'economia blu che non è solo risorsa da sfruttare ma diventa sviluppo sostenibile attraverso il connubio con ricerca, innovazione, trasferimento tecnologico e il partenariato tra organismi di ricerca scientifica e industria.

L'iniziativa dal titolo "#IlmarediPuglia, Blue Economy: strategie di sviluppo" si svolgerà a Bari dal 21 al 24 marzo, negli spazi della Fiera del Levante (Padiglione 152):  quattro giorni di appuntamenti, sessanta relatori nazionali e internazionali, le testimonianze, le esperienze e le storie di successo di giovani imprenditori pugliesi nel corso di tre eventi. Il 21 marzo "Il mare come risorsa: il contributo della pesca e dell'acquacoltura alla blue economy" a cura di Unioncamere Puglia, il 22 e il 23 marzo "Blue Economy International Forum, Strategie per la crescita blu e l'innovazione" a cura della sezione Internazionalizzazione della Regione Puglia e il 24 marzo "Zes, attrazione degli investimenti e blue economy" a cura delle Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale e del mar Tirreno centrale.

La Blue Economy comprende tutte le attività umane che utilizzano il mare, le coste e i fondali come risorse per attività industriali e di servizi, quali acquacoltura, pesca, biotecnologie marine, turismo marittimo, costiero e sottomarino, trasporto, porti, energie rinnovabili marine, il tutto in un'ottica di sostenibilità. L'economia del mare ha una rilevante forza moltiplicativa -  per ogni euro prodotto dalla blue economy se ne attivano 1,8, nel resto dell'economia - ed occupa molti giovani: il 30% degli addetti ha meno di 35 anni (contro il 22% registrato nel resto dell'economia). Secondo i dati di Unioncamere, in Puglia sono 14mila le imprese che operano nell'economia del mare ed occupano 65mila lavoratori.

"Si tratta – ha spiegato il presidente Michele Emiliano – di un bacino enorme di risorse naturali, uomini e mezzi. È un patrimonio che abbiamo il diritto di utilizzare e il dovere di salvaguardare per noi e soprattutto per chi verrà dopo di noi. È un dovere per l'Italia ma lo è ancora di più per una regione costiera come la Puglia. Per questo abbiamo deciso di avviare qui, a Bari, #IlmarediPuglia, un dibattito a 360 gradi sul ruolo e le prospettive della Blue Economy all'interno dell'economia italiana e pugliese. Avremo quattro giorni intensi di incontri. Ma c'è di più. Il forum è un momento di confronto fondamentale per il passo successivo: avviare quella che sarà una vera e propria strategia economica, il filo conduttore della politica industriale regionale dell'immediato futuro. Partiamo dalla più grande delle nostre ricchezze, il mare, per dare vita ad un programma strategico nuovo, nel quale la sostenibilità dello sviluppo è la protagonista assoluta".

"La crescita blu – ha sottolineato l'assessore allo Sviluppo economico Michele Mazzarano – ha per la Puglia un potenziale enorme. Può creare nuove aziende e opportunità di lavoro nei tanti settori produttivi della Blue Economy, dalla pesca al turismo, dai trasporti all'energia. È fonte di una ricchezza difficilmente misurabile. Considerando la pesca che è solo uno dei settori dell'economia blu, nei primi nove mesi del 2017 abbiamo prodotto un export di oltre 12 milioni con una crescita del 43,4% rispetto all'anno precedente, mentre le esportazioni nazionali, pur in aumento, si fermano al 6,3%. Ma possiamo fare molto di più. Se a livello, regionale, nazionale ed europeo mettessimo insieme le forze potremmo promuovere la ricerca e la sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti, servizi e modelli di business innovativi, che ci permetterebbero di utilizzare il capitale naturale senza comprometterlo.

 



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