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Tesori di Puglia: la Gravina di Petruscio

Un patrimonio geologico ricco di biodiversità e testimonianze di antiche civiltà rupestri

Pubblicato in Terra il 18/04/2017 da Gioacchino Francesco Andriani

Facendo mente locale, mi sono accorto di aver sempre trattato in queste pagine argomenti piuttosto drammatici e preoccupanti, riconducibili, se vogliamo, alla cosiddetta “pericolosità geologica” e al rapporto complesso, conflittuale e antagonistico uomo-ambiente. Be’, quando parliamo di paesaggio, di ambiente e di territorio, in primis, forse, dovremmo associare questi termini a quelli, a volte usati inconsapevolmente e con molta superficialità, di risorsa naturale, di patrimonio naturale e culturale.

La Puglia è una regione ricca di storia, di cultura, di tradizioni, ma anche di bellezze naturali mozzafiato, purtroppo, ancora poco conosciute e valorizzate.

Tra queste, non a caso e poi capirete il perché, non possiamo non citare le gravine, con un esplicito riferimento alla Gravina di Petruscio di Mottola (TA).

Le gravine sono incisioni vallive di antichi corsi d’acqua che un tempo attraversavano le Murge per sfociare in mare, in corrispondenza dell’Arco Ionico Tarantino. Oggi le gravine, per gran parte dell’anno, sono secche e convogliano acqua solo in occasione di eventi meteorici piuttosto intensi; in questi casi, le acque di scorrimento superficiale possono raggiungere elevata energia e assumere l’aspetto di veri e propri torrenti in piena, localmente denominati mene. L’etimologia del termine gravina deriva dal celtico grava, che significa pozzo o buca, e dal termine messapico graba, che indica, invece, erosione di sponda fluviale. Gravina presenta la stessa radice etimologica di molti altri termini in uso nella nomenclatura carsica pugliese: grave, gravaglione e gravinelle. A tali termini è associato il concetto di profondità, elemento morfometrico principale che distingue le gravine dalle altre classiche valli carsiche pugliesi: le lame. La genesi delle gravine è tutt’oggi controversa, ma di fatto la presenza di discontinuità preesistenti di origine tettonica nell’ammasso roccioso, il sollevamento regionale delle Murge, a partire dal Pleistocene medio-superiore (ossia 0.7-0.8 Ma, milioni di anni fa), e i ciclici abbassamenti del livello medio del mare hanno permesso nel tempo alle acque superficiali di incanalarsi ed incassarsi sempre di più nella roccia fino a disegnare vere e proprie valli fluviali, strette e profonde, dal profilo longitudinale e trasversale molto caratteristico. Se, infatti, il profilo longitudinale è decisamente condizionato dalla orientazione delle lineazioni tettoniche, quello trasversale è legato fortemente ai caratteri litologici della roccia. Nelle aree più occidentali della Provincia di Taranto, in territorio di Ginosa, Laterza e Castellaneta, le gravine mostrano un profilo trasversale a “V”, molto simile a quello dei canyon nordamericani, con profondità anche di circa 100 m, intagliate principalmente in roccia calcarea mesozoica, tenace, molto resistente e di colore biancastro. Più ad ESE, partendo da Mottola, le gravine mostrano un profilo a “U” e profondità massime di circa 50 m, con sponde terrazzate e pareti, a luoghi, strapiombanti; qui la roccia affiorante è costituita da calcareniti plio-pleistoceniche, tenere e porose, di colore giallastro e non sempre l’incisione si approfondisce sino a raggiungere i calcari mesozoici sottostanti. Fa eccezione la Gravina di Leucaspide, in territorio di Statte, che, invece, conserva i caratteri morfologici e geologici delle gravine occidentali.

Gli affioramenti di roccia tenera e di facile lavorabilità, denominata localmente Tufo calcareo, la presenza di cavità naturali di origine carsica nonché la ricchezza di vegetazione e di acqua hanno favorito la frequentazione di questi luoghi da parte dell’uomo già in epoca preistorica; testimonianze di villaggi rupestri caratterizzano le gravine della Madonna della Scala di Massafra, di Petruscio di Mottola, di Riggio e di Fantiano, queste ultime due nei pressi di Grottaglie. Purtroppo, le peculiarità geologiche e morfologiche di queste gravine le rendono suscettibili a fenomeni di instabilità gravitativa che coinvolgono sia i versanti sia le importanti testimonianze delle antiche civiltà rupestri.

La Gravina di Petruscio si sviluppa a SE dell’abitato di Mottola per una lunghezza di circa 4 chilometri in direzione prevalente Nord-Sud, fino a sfociare nella piana di Palagiano. è caratterizzata da un alveo a bassa sinuosità, quasi rettilineo, e da una profondità massima di circa 47 m, nel suo tratto di maggiore interesse storico, dove sono stati ritrovati, durante una campagna di scavi nel 1996, numerosi reperti archeologici che testimoniano la presenza dell’uomo sin dall’età del Bronzo. È, però, nell’età medievale che qui si sviluppa un imponente villaggio rupestre con circa duecento “case in grotta”, collegate tra di loro da scalinate scavate nella roccia. Il villaggio è dotato di un sistema di canalizzazioni e di cisterne a campana per la raccolta dell’acqua. Al centro del villaggio è presente una chiesa, definita “cattedrale”, a tre navate; essa presenta una facciata ormai occultata da blocchi di roccia riconducibili a fenomeni di dissesto dei versanti.

La Gravina di Petruscio è classificata come geosito, ossia come bene appartenente al patrimonio geologico della Regione Puglia, ai sensi della L.R. 4 dicembre 2009, n. 33 “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”. Essa rientra negli elenchi delle Terre delle Gravine, ai sensi della L.R. 20 dicembre 2005, n. 18 “Istituzione del Parco naturale regionale”, e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), classificate ai sensi della direttiva 79/409/CEE, pubblicata con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del 25 marzo 2015 (G.U. n. 168 del 21 luglio 2005).

Nonostante l’attenzione del legislatore, poco si è fatto fino ad oggi per tutelare e valorizzare questo bene naturale, così come molto resta da fare per salvaguardare e promuovere il patrimonio geologico e culturale pugliese, elemento imprescindibile nella pianificazione territoriale e fucina di nuove opportunità socio-economiche per le comunità locali.

Per informazioni più dettagliate, vi consiglio di partecipare al seminario “Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Geologico dell’Arco Ionico Tarantino: la Gravina di Petruscio, Mottola (TA)” che si terrà il 28 aprile c.a. presso la Sala Convegni dell’Hotel Cecere (San Basilio – Mottola). L’evento è organizzato da ARCOGEM S.r.L. (Advanced Research and Characterization of Ornamental and GEmmological Materials), società spin off dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, nell’ambito del Progetto “PEOPLEFOR” (PEOPLE for FORest), finanziato dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica e dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri  nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit”. Il Progetto vede coinvolti, oltre ad ARCOGEM, anche le associazioni culturali “Terre Nostre” di Mottola, “I Portulani” di Palagianello e la sezione di Martina Franca del WWF; consulente esterno è il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Durante il seminario sarà proiettato il documentario dal titolo “La Gravina di Petruscio” con Antonio Stornaiolo e la regia di Vito Capuano. L’iniziativa si concluderà sabato 29 aprile con una escursione guidata in gravina, aperta a tutti gli interessati. La partecipazione all’escursione necessita di prenotazione obbligatoria che potrà essere effettuata durante il seminario del 28 aprile, oppure telefonando all’Ufficio IAT di Mottola al numero 099/8867640.



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