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La 'non' Fiera del Levante

"Ma noi, a Bari, siamo certi che l'unica soluzione sia azzerare, licenziare e privatizzare?"

Pubblicato in Sviluppo il 04/05/2014 da Antonio Pinto
La Fiera di Rimini, lo scorso mese ha presentato i suoi numeri. 109mila mq di superfici espositive, 160 dipendenti e 5,5 milioni di utile quest'anno. 68 milioni di ricavi previsti a fine 2014. Da una posizione finanziaria negativa per 14,8 milioni, all'azzeramento dei debiti entro fine 2016, per tornare dal 2017 alla distribuzione di 3 milioni di utili l'anno. Con accantonamenti sufficienti per sostenere forti investimenti in sviluppo, acquisizioni e internazionalizzazione. Sono i numeri e le informazioni che chiudono il rendiconto di quest'anno e il business plan triennale della Fiera di Rimini per il 2014-2016. Il 95% dei ricavi arriva da eventi e manifestazioni gestite direttamente dalla Fiera. La cosa impressionante è che, con questi numeri, la Fiera di Rimini sta coprendo con la propria redditività, 300 milioni utilizzati per costruire un nuovo quartiere fieristico.
Ho usato i numeri della Fiera di Rimini, perché sarebbe stato scorretto usare come termine di paragone quello di città molto più "forti" di Bari. La domanda che sorge spontanea è: a fronte di questi numeri che la Fiera di una città come Rimini può esporre, perché Bari ha numeri ben diversi? Tralascio in questa sede il peso - evidentemente negativo - che la gestione politica della Fiera del Levante ha avuto in passato. Interessa solo capire e studiare un modello concreto, esistente e, dunque, applicabile. Leggendo il piano industriale di Rimini si trovano le seguenti linee operative: a) rafforzare i saloni e i prodotti storici promossi dalla Fiera (hanno almeno sei manifestazioni importanti, come ad esempio il wellness, l'argilla, l'ecologia ecc.); b) promuovere una forte internazionalizzazione e proporre servizi alle imprese che vogliono esportare; c) puntare a tenere in costante apertura la Fiera, con eventi continui; d) a breve, saranno aggiunte altre due esposizioni: una fiera della birra artigianale ed un'altra sui prodotti che garantiscono efficienza energetica; e) alleanza con la Fiera di Bologna per progetti comuni a favore delle imprese; f) rafforzamento dell'attività congressuale. In questi giorni a Parma (altra città di certo confrontabile con Bari) si chiude Cibus, la più grande fiera italiana del cibo.
Ma noi, a Bari, siamo certi che l'unica soluzione sia azzerare, licenziare e privatizzare? E chissà se, alla fine di tutto, privatizzeremo l'attività fieristica o solo il compendio immobiliare.